Antonio Ligabue il reietto, il matto, l’emarginato….insomma il Genio!

Beatrice Mogetta

Venire a sapere che a Gualtieri, il piccolo paese della bassa reggiana, in Emilia Romagna, hanno finalmente allestito il “Museo Documentario e Centro Studi Antonio Ligabue”, mi riporta a riflettere su questo straordinario pittore, che ho sempre molto amato.autoritratto bello

Devo ammettere che non avrei capito fino in fondo tutte le sfaccettature di questo essere umano inquietante e geniale, se non avessi letto il sunto delle ricerche che il critico mantovano Marzio Dall’Acqua ha condotto su di lui, con passione e tenacia, squarciando le nebbie che spesso hanno avvolto la figura di questo artista.opera3

In una canzone di De Andrè, una di quelle tratte dall’Antologia di Spoon River, quella nella quale si racconta lo “scemo del villaggio”, c’è una strofa che recita più o meno: “tu prova ad avere un mondo nel cuore, e non riesci ad esprimerlo con le parole, e la luce del giorno si divide la piazza, tra un villaggio che ride e te, lo scemo che passa….”. Ebbene, io Toni Ligabue l’ho sempre immaginato così, solo che lui un modo di esprimersi lo aveva trovato nella sua strabiliante pittura.opera

Un destino per lui, quello di vivere ai margini della società, prigioniero di un nomadismo con radici ataviche, di una povertà ineluttabile, alla quale sembra non esserci rimedio, le cui cause vanno ricercate nella sua storia, popolata di miseri fantasmi, condannati ad una misera esistenza, senza possibilità di riscatto, per generazioni.opera2

La madre naturale, decide di lasciarsi alle spalle una vita miserabile, e con un suo fratellastro si trasferisce in Svizzera, dove però si trova a condurre una vita altrettanto miserabile. Ha un bambino (Antonio) nel 1899, quando è ancora nubile, e lo dà in adozione (mai formalizzata a dire il vero), ad una attempata coppia. Un anno dopo Maria Elisabetta Costa (questo il nome della madre), si sposa con un tale Bonfiglio Laccabue, che riconosce il bambino come suo. Ma ormai il piccolo era stato affidato a Elize e Gobel, la coppia svizzera tedesca, le cui condizioni economiche e sociali estremamente modeste sono aggravate dall’alcolismo dell’uomo. Ben presto anche questa famiglia si trovò a condurre una vita nomade, sempre alla ricerca di lavoro e di sostentamento. La povertà e le privazioni minarono il fisico del piccolo Toni, colpito dal rachitismo, che gli provocò una malformazione cranica e un blocco nello sviluppo. Elize aveva per questo bambino una vera ossessione, e si attacca a lui in modo quasi animalesco. Non le importa di educarlo, lo asseconda nei difetti e nella pigrizia, col risultato che lui, a volte, dimostra per lei una devozione filiale esagerata, per passare poi, con un repentino cambio di umore a scatti d’ira violenti, sempre alla ricerca di un affetto smisurato per colmare i vuoti che tutti abbiamo, ma che in lui erano grandi come voragini. E questo rapporto malato con sua madre, in cui si alternavano momenti di grande amore a episodi che tradivano un odio smisurato, portò a fughe e a momenti di ribellione.opera4

L’infanzia di Antonio, lo vide arrancare faticosamente per stare al passo con gli altri bambini, soprattutto a scuola. Fu trasferito in una classe speciale, per ragazzi ritardati, ma la sua condotta aggressiva e maleducata (bestemmiava, diceva parolacce, e aveva atteggiamenti da fanfarone), ne provocarono l’espulsione. Fu spedito allora a Marbach, un istituto che accoglieva ragazzi con gravi forme di handicap. Lui pianse per tre giorni di seguito, ma poi fu conquistato dalla natura, nella quale l’istituto era immerso, e gli venne anche concesso di allevare piccoli animali. Nel 1915 Antonio, ormai adolescente, fu espulso anche da lì, a causa del comportamento sconveniente.opera5

Ci fu un episodio che segnò per sempre il ragazzo: sua madre naturale e tre dei suoi fratelli morirono, pare, per una intossicazione alimentare. Lui attribuì al padre la responsabilità della tragedia e non si fece più chiamare Laccabue, sostituendolo con Ligabue.

Denunciato dalla madre adottiva, più volte, (lo riteneva colpevole di non stare abbastanza con lei) fu tradotto in Italia, nel 1919, nel paese natale del padre, Gualtieri, appunto. Ma intanto aveva condotto una vita errabonda, sempre arrangiandosi, facendo piccoli lavori, penalizzato dall’unico idioma nel quale sapeva esprimersi, una sorta di dialetto tedesco.opera6

Curiosamente, quel mondo padano, non si pose troppe domande, su quel tipo strambo e irascibile, e con la generosità e la solidarietà tipica di un popolo che è abituato a contare sul suo prossimo, lo aiutò, e lo tollerò. E lui cominciò ad esprimersi disegnando, soprattutto i suoi amati animali. All’inizio i tratti erano incerti e le immagini piatte e senza movimento, ma poi con il tempo e con l’aiuto di artisti come Mazzacurati, arrivò alle opere magnifiche che lo fecero conoscere e apprezzare ovunque. Renato Mazzacurati con grande generosità lo fece uscire dall’isolamento e dall’emarginazione, gli diede la serenità necessaria per dipingere, ma lui rimase abbastanza ingestibile. Con i primi guadagni si comprò una moto rossa, e quando la sua inquitudine prendeva il sopravvento, si lanciava in corse forsennate, a cavallo della sua moto, nelle vie di campagna, e lungo gli argini del Po, immersi nella nebbia fitta fitta, con una coperta sulle gambe, e con il conforto del calore del motore.moto rossa

E poi arrivò la notorietà, personaggi come Cesare Zavattini, scrittore, giornalista, sceneggiatore e pittore anch’egli, e Francesco Flora, illustre letterato del secolo passato, critico e scrittore, sono affascinati dalla sua figura. Ed ecco quindi che il diseredato, l’emarginato, il selvaggio, il reietto respinto, allontanato dalla convivenza civile, discriminato e condannato senza scampo, colui che viveva tra i filari ordinati di pioppi, come in mezzo ad una giungla misteriosa e sinistra, che incontrando solo cuculi e piccole bestiole immagina con drammatica veridicità lotte e aggressioni di animali esotici e feroci, si trova circondato da persone idolatranti, che lo osannano, lo lambiscono, spesso con intenti vergognosamente interessati.opera7

E diviene mito.

Ma a me piace immaginarlo come un personaggio che rappresenta un mondo stralunato e fantastico, sconclusionato, a volte allucinato che comunque sia, fa parte di una ordinaria umanità, quella umanità che il grande Giovannino Guareschi descrive con indulgenza perchè: “Quando il sole martella le zucche, e il grande fiume scorre grigio e lento, i cervelli ci mettono poco a bollire. Succede che le stramberie naturali degli individui si cuiciono in caratteri forsennati, in fissazioni paranoidi, in manie esuberanti come quelle di uno colpito da insolazione o in tristezze melanconiche come il velo di nebbia che svapora sui poderi in novembre. O non ci ricordiamo delle stramberie del pittore Antonio Ligabue, con la sua moto rossa e quadri replicati mille volte, a cominciare dall’autoritratto, per riprodurre di continuo un io percosso e straripante, schiacciato e furente, dolorante e amoroso, e per distinguerlo dalla natura, fra le sue belve scattanti e il lusso meraviglioso e azteco dei pavoni”.opera8


This post has been viewed 968 times

REKLAMA

banner italiaamicamia.com

Leave a Reply

||Blog Aukcja charytatywna “Żeby Ewa żyła w Raju” ||english Murder in Cairo ||Enogastronomia Crescioni Margherita ||finanza Tassazione in Polonia ||Francais Crescioni Margherita ||German Riva del Garda? Wunderschoene! ||MEDIA & WEB Ci lascia il maestro Ettore Scola ||medicina estetica e benessere Andare in bicicletta ? si grazie! ||Misteri Le interviste impossibili di Camilla de Candey: Cristoforo Colombo ||News Galeria Zbylut Krystyna ||po polsku Aukcja charytatywna “Żeby Ewa żyła w Raju” ||sagre italiane 10 curiosità che nessuno ti aveva mai detto su San Valentino ||SPORT Andare in bicicletta ? si grazie! ||spreaker Easy Biker! ||TopNews Aukcja charytatywna “Żeby Ewa żyła w Raju” ||Uncategorized Galeria Zbylut Krystyna ||Video Impariamo a cantare?