Camilla de Candey a Selva Nera, in cerca dei fantasmi di Villa Santoro

Camilla de Candey

Disse un giorno Goethe: “Gli uomini se non giungono a ciò che è necessario, si affaticano per ciò che è inutile”. Sarà per questo che, quando mi si presenta l’occasione di tuffarmi in una nuova ricerca su un argomento paranormale, sono sempre presa dall’entusiasmo. E pensare che visceralmente respingo le cose verso le quali sono consapevole di non avere strumenti necessari per affrontarle, ma insomma….(mi auto giustifico), l’uomo lo ha sempre fatto: nel Medioevo, in certi periodi, nei cimiteri, si facevano le “danze macabre”, nelle quali delle persone vive ballavano con degli scheletri. Sarà stato uno dei tanti modi per esorcizzare la paura della morte.

Non sempre le cose, quando mi butto a capofitto in queste “ricerche”, mi vanno sempre lisce, e mi capita di vivere esperienze terrificanti.

Trovandomi a Salerno, ed avendo un po’ di tempo libero (il problema, alla fine, è sempre quello), decido di recarmi a Selva Nera, un piccolo agglomerato che conta solo una cinquantina di abitanti.selva nera

Avevo sentito parlare di un casale mezzo diroccato, Villa Santoro.

Dopo circa sette chilometri dal comune di Postiglione, giungo in vista del casale, senza troppa fatica, dato che si trova proprio a ridosso della strada.

L’aspetto è squallido, senza particolari attrattive architettoniche. Non rivela neanche un passato così prospero.

Fermo l’auto dal lato opposto della carreggiata e lo osservo a lungo. Non mi trasmette nessun tipo di sensazione, non tristezza, non oppressione, nessun senso di gelo nell’anima.villa santoro 2

Risalgo in auto e mi dirigo verso lo sparuto gruppo di case; tre signore chiacchierano, sedute davanti ad un uscio. Mi avvicino, smettono di parlare e mi guardano incuriosite.signore Le interrogo subito sull’argomento che mi sta a cuore. La storia che mi raccontano è nè più e nè meno quella che ho già sentito e che mi ha portato fin là. La casa apparteneva ad un signore che la abitava con la sua bella moglie, e qualche domestico. Quando scoprì che la donna lo tradiva con uno di loro, li uccise e seppellì i corpi in giardino. Piantò poi sul luogo della sepoltura un melo.

Pare che l’uomo in punto di morte, confessasse il duplice delitto.

Nessuno ha più abitato nella casa, e naturalmente mai nessuno si è sognato di raccogliere le mele dell’albero, intorno al quale pare che, soprattutto nelle notti di plenilunio, strane figure evanescenti si muovono come danzando.

Non mi sento soddisfatta. Chiedo ancora se ci sono degli eredi ai quali fosse passata la proprietà. Una delle signore mi confessa che aveva sentito che qualcuno c’era, ma che chiunque fosse, non aveva mai voluto sapere nulla di Villa Santoro.

A piedi bighellono ancora un poco, fin quando in cielo compare la luna…..piena!luna

Torno al casale. Devo solo scansare qualche cespuglio ed entro facilmente nel cortile.

L’albero, l’unico, si staglia spettrale nel buio.melo Ho un brivido. Maledico questa mia morbosa curiosità, ma lo faccio tutte le volte. Mi siedo su un malandato sedile di pietra e aspetto. Cosa non so. Ad un tratto un rumore, come di un battito d’ali, mi fa sobbalzare, e nel chiarore lunare un uccello, forse un gufo, si posa sull’angolo del tetto.uccellaccio Dopo aver sbattuto ancora le ali lancia un lugubre grido. Vorrei fuggire a gambe levate, ma mi sento inchiodata al sedile. Ecco le sagome attorno all’albero, rosse come se fossero fatte di sangue animato. Più che danzare, però, sembrano contorcersi dalla sofferenza. Ho freddo, e mi sento inebetita, abbattuta mortalmete.

Dal tetto, come spinti dalle zampe dell’uccellaccio, cominciano a cadere dei detriti, e il rumore è quello di una piccola frana. Mi avvicino, attenta a passare a debita distanza dal melo e nel chiarore lunare, tra le pietre, intravedo qualcosa avvolto in uno straccio lacero. Con un rametto scosto la stoffa e scopro un coltellaccio.coltellaccio Dopo un altro grido l’uccello vola via. Guardo il melo: le sagome si sono fuse in un’unica macchia rossa, e lentamente scompaiono.

Non so quanto tempo passa prima che riesco a riscuotermi. Torno all’auto e telefono al 112 per riferire l’accaduto. La voce dubbiosa del mio interlocutore è tra il divertito ed il dubbioso. Forse pensa che io sia pazza, ma insomma, in fondo potrei aver trovato l’arma di un antico delitto. Lascio le mie generalità e me ne vado. Non credo che mi richiameranno…..camilla


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