Che strana Roma! Per trovare una antica parolaccia bisogna andare nella Basilica di San Clemente

Beatrice Mogetta

Quando si vive a Roma, anche se si è appassionati di storia e di archeologia, alla fine si deve ammettere, non senza un pizzico di frustrazione, che tutta la vita non ci basterebbe per carpirne tutti i segreti, per leggere completamente questo caleidoscopico librone di pietra, dove millenni di storia sono descritti e rappresentati in migliaia di siti, monumenti e quant’altro. Si ha purtroppo, sempre la sensazione di aver mancato qualcosa di importante, di fondamentale per la nostra conoscenza. Figuriamoci per chi, come un turista, a causa del tempo limitato, è costretto a vederla in modo superficiale. Ma superficiale nel vero senso della parola! Perchè io sono convinta che per cogliere l’essenza di questa città bisogna scendere nelle sue viscere. Tutti sanno che Roma è tutta stratificata, che si costruiva sempre sopra a qualcosa di già esistente. Le possibilità di “calarsi” nel sottosuolo sono tante: le domus antiche per esempio, i templi pagani, le catacombe.

Un luogo dove, meglio che con la macchina del tempo, ci scorrono davanti migliaia di anni è la Basilica di San Clemente. Appena si entra si ha già l’impressione di trovarsi in un luogo antichissimoinside-basilica-di-san-clemente. Ma non abbiamo ancora visto niente! Pagando i pochi Euro, per l’accesso ai sotterranei, dopo una porta a vetri, si lascia la luce e ci si immerge in una fresca e umida penombra che ci conduce nel IV secolo. Troviamo qui la “Basilica inferiore”,ITALY - ROMA - Basilica di San Clemente - basilica inferiore una chiesa cristiana, un labirinto di mattoni con le grandi colonne tutte rinforzate da muri che dovevano scongiurare eventuali crolli e che poi, così robuste com’erano, hanno fatto da fondamenta alla Basilica sovrastante. Le pareti sono affrescate e proprio uno degli affreschi rappresenta una delle curiosità, non solo della Basilica ma anche della romanità: “la storia di Sisinno”.sisinno Questo affresco dovrebbe essere una meta obbligata perchè ci troviamo di fronte al primo fumetto della Storia, con i dialoghi vicini alla testa dei personaggi. La vicenda, la cui morale era che chiunque andasse contro al cristianesimo l’avrebbe pagata cara, racconta la storia di un ricco romano, Sisinno appunto, che contrariato dal fatto che la moglie Teodora era diventata seguace del patriarca San Clemente decise di farlo arrestare. Si reca dove il santo diceva Messa e dove sapeva che avrebbe trovato la moglie, e ordina ai suoi servi di incatenarlo. Ma fu accecato e nella confusione fece incatenare loro due colonne. I servi non riuscivano a trascinarle e lui gli grida: “Traite, fili de le pute” (tirare figli di puttana). La prima parolaccia documentata della Storia.

La discesa però non è finita! Continuiamo e, mano mano che si scende, si sente il gorgoglio di un ruscello sotterraneo. Il prossimo stadio spazio- temporale ci conduce ad un “Mitreo”, scoperto da poco tempo, (con l’avvento del cristianesimo tutti i mitrei furono murati).mithraeum-san-clemente-8966p40 Si tratta di un altare dedicato al dio Mitra, una divinità persiana che ebbe molto successo tra i soldati romani, forse a causa del fatto che prometteva la vita eterna per chi avesse combattuto dalla parte giusta. Ovviamente, per questo, era simpatico anche agli imperatori, che erano contenti di vedere i soldati così motivati. Il culto mitraico risale al 1400 a. C., e le similitudini col cristianesimo sono a dir poco inquietanti. Mitra era nato il 25 dicembre, morì a 33 anni, e poi risorse ed ascese al cielo. I riti a lui dedicati prevedevano il battesimo, un banchetto sacro per ricordare l’ultima cena di Mitra dove il “corpo ed il sangue” erano simbolizzati dal pane e dal vino, la stretta di mano tra i fedeli che erano tutti “fratelli in Mitra”.

Se scendiamo ancora, il rumore del torrente (il Rio Labicano) è ora udibilissimo, ci troviamo in mezzo a blocchi di tufo, cunicoli, resti di vicoli e di strade di una Roma ancora più antica, ma ancora tutta da scavare e da ritrovare.

Un viaggio nel tempo come questo ha bisogno di tempo. E’ necessario, per viverlo appieno, non avere fretta. Lasciarsi andare all’immaginazione, respirare, insieme a quell’aria umida, il tempo e la Storia. E non preoccupatevi se tornando in superficie vi sentirete un po’ confusi. Dopo un’immersione si ha bisogno di un certo tempo di decompressione, no!?!?!?


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