E pensare che già i Futuristi lo avevano capito!

    Filippo Tommaso Marinetti, poeta, scrittore e drammaturgo, è noto soprattutto per essere il Profeta del Futurismo Italiano, la prima avanguardia storica del Novecento, che si propose un rifiuto radicale del passato, servendosi di tecniche rivoluzionarie per l’epoca quali la réclame e la diffusione editoriale senza disdegnare in alcuni casi anche il ricorso a scandali e provocazioni. La spinta innovativa emerge soprattutto dai suoi scritti o “Manifesti”. Oggi voglio parlare di uno di questi trattati, poco conosciuto in realtà, ma secondo me estrememente interessante: “Il Manifesto della Cucina Futurista”. Si tratta di una raccolta di pensieri, convinzioni e intenzioni riguardanti la cucina e la gastronomia. L’idea, il geniale Marinetti, la ebbe durante una cena in un ristorante milanese, nel 1930. Un paio di mesi dopo il “Manifesto “ venne pubblicato. Secondo i Futuristi, la cucina è importante quanto la letteratura e le arti figurative:…..”Pur riconoscendo che uomini nutriti male o grossolanamente, hanno realizzato grandi cose nel passato, noi affermiamo questa verità: si pensa si sogna e si agisce secondo quel che si beve e si mangia”. Tra tutte le regole fissate nel “Manifesto”, quella più eclatante riguarda la necessità di abolire la Pastasciutta:…”A differenza del pane e del riso, la pastasciutta è un alimento che si ingozza, non si mastica. Questo alimento amidaceo viene in gran parte digerito in bocca dalla saliva ed il lavoro di trasformazione è disimpegnato dal pancreas e dal fegato. Ciò porta ad uno squilibrio con disturbi di questi organi. Ne derivano: fiacchezza, pessimismo, inattività nostalgica e neutralismo.” Senza contare che:….”nella probabile conflagrazione futura vincerà un popolo più agile, più scattante…..adatto ad una vita sempre più aerea e veloce”. Per esempio si può notare come “questa assurda religione gastronomica italiana”, riesca a contrastare “collo spirito vivace e coll’anima appassionata, generosa e intuitiva dei napoletani….nel mangiare la pasta (alimento cardine della tradizione partenopea) vediamo che “essi sviluppano il tipico scetticismo ironico e sentimentali che tronca spesso il loro entusiasmo”. Senza contare che “ l’abolizione della pastasciutta avrebbe liberato l’Italia dal costoso grano straniero e avrebbe favorito l’industria italiana del riso”. Mai come in questo momento vediamo applicati i principi del Marinetti, soprattutto per quello che riguarda la demonizzazione recente del grano e dei suoi derivati, soprattutto della farina bianca super raffinata. Un po’ perchè questo processo di raffinazione fa perdere gran parte dei contenuti nutritivi e un po’ perchè, dal momento che intorno al frumento ruotano interessi economici colossali, per incrementare i raccolti e quindi il profitto, si è giunti alla creazione di un “grano ibrido” che resiste alle condizioni metereologiche più estreme. Questa pianta, quindi, non diviene indistruttibile solo nei campi, ma anche nel nostro organismo che non la digerisce e non riesce ad estrarne i nutrimenti, producendo infiammazione, gas, ritenzione idrica e spossatezza, rendendoci inoltre anche maggiormente esposti alle malattie, tumori inclusi. Grazie a questa nuova consapevolezza, ci sono delle piccole realtà che stanno tornando alla coltivazione di antiche varietà di sementi, nonché alla macinatura tradizionale che non surriscalda i chicchi e non distrugge gli aminoacidi, i sali minerali e le vitamine del gruppo B ed E, contenuti nel germe. Come sempre, in questa “società dei profitti ad ogni costo”, si tratta di sparuti Don Chisciotte, ma la gente oggi è sempre più informata e se rinuncia al “grano moderno” anche le multinazionali dovranno adeguarsi. Coraggio dunque!!!!!!!


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