Economie emergenti in crisi

    Raghuram Rajan, il governatore della banca centrale indiana, alza il dito verso le autorità monetarie internazionali accusandole di non aver fatto nulla per evitare la tempesta perfetta sulle valute dei Paesi emergenti ad opera del dollaro statunitense. La rupia indiana ha perso, dal 13 gennaio di quest’anno, il 2,5% rispetto al dollaro e con le politiche di “stretta” monetaria della FED si prevede un semestre in picchiata per le monete dei Paesi emergenti (il Brasile ha perso anche il 2,5%, ma hanno fatto di meglio la Russia, perdendo il 4%, e addirittura l’Argentina che in pochissime settimane ha perso ben il 17% rispetto al dollaro).

    Le ragioni della crisi danno un consiglio a noi italiani e ci mettono in guardia per il futuro.
    I cosiddetti Paesi emergenti hanno sfruttato il vento favorevole dei cambiamenti nell’economia mondiale e hanno avuto anni di vacche grasse, durante i quali non si sono dedicati ai cambiamenti strutturali che erano necessari per tenere la pentola del mercato in ebollizione.
    Di fatto si sono dedicati alla amministrazione ordinaria e al consolidamento di un potere che ha tirato avanti, navigando a vista e indebitando lo Stato.
    Da qui l’assistere in Brasile alla nascita di una classe piccola e media che ha toccato punte, ormai, del 40% della popolazione e che rappresenta un mercato necessario per l’economia nazionale e per il sistema politico che lo ha generato.
    Ovviamente qui in Brasile lo Stato si è dovuto indebitare e lo stesso è accaduto un po’ dappertutto tra i Paesi emergenti.

    Il messaggio che ci arriva adesso, da quella nuova parte di mondo, è di tenersi stretto l’euro e l’area di calmo benessere che ha generato in dieci anni di esistenza.
    Lo stesso grande mercato US sta investendo su titoli italiani e l’oasi dovrebbe, teoricamente, durare fin quando avremo almeno l’autorità monetaria statunitense concentrata sulla soluzione dei problemi interni.

    Altro messaggio semplice è quello relativo alle trasformazioni strutturali: non credo che cominciare dalla legge elettorale e non iniziare dedicandosi all’incendio dell’economia, per un Paese nelle nostre condizioni, sia stato sano.
    Mi auguro che il gruppo di fuga al governo si occupi realmente delle trasformazioni dei fondamentali del Paese.
    Del resto era quello per cui hanno fatto questo governo. Spero che il messaggio che ci giunge dai Paesi emergenti alla ricerca di chi avrà il “primo contagio” si trasferisca anche da noi e dia una via certa in mezzo al guado delle grandi incertezze.

    via Economie emergenti in crisi – In attesa del prossimo contagio.


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