Ferdinando IV di Napoli il re socialista

Beatrice Mogetta

Avrete notato, voi che ci fate l’onore di seguirci, che io mi entusiasmo spesso per dei personaggi che hanno lasciato delle importanti tracce nella storia, per una ragione o per l’altra.

In realtà io sono affascinata dall’Uomo in generale, da tutti i suoi meandri mentali, dalla versatilità di un animo umano che è capace di imprese meravigliose, ma anche di nefandezze inenarrabili, di grandi ed eroici slanci di generosità, e di speculazioni vergognose sulla pelle di altri esseri e così via , in un crescendo di contraddizioni straordinarie.

Quindi, più un personaggio è controverso più mi intriga.

Oggi è la volta di raccontarvi di Ferdinando IV di Borbone, il “Re Lazzarone”, il “Re Nasone”, un uomo adorato dal suo popolo e disprezzato dai potenti.

Terzogenito del re Carlo III, non sembrava destinato a ricoprire ruoli di governo, ma quando il padre si trovò ad ereditare la più prestigiosa corona di Spagna, ad appena otto anni si trovò sul trono di Napoli.

Per i suoi atteggiamenti poco regali (lo chiamavano il re Lazzarone perchè si accompagnava con piacere agli scugnizzi dei vicoli della sua città), ebbe molti detrattori, che gli rimproveravano di non amare lo studio, di rifuggire gli impegni seri, di non sapere le lingue straniere, ma quel che è peggio di non sapersi esprimere che in dialetto stretto partenopeo.

Quando, con grande strategia, scelse come sposa la figlia di Maria Teresa d’Austria, Maria Carolina, la sposò per procura. La giovanissima principessa, appena sedicenne, colta, regale, educata alla luce dell’Illuminismo, che parlava un italiano più che decente, trovò ad attenderla uno scavezzacollo che parlava un linguaggio incomprensibile. E a nulla valsero i suoi sforzi per elevarlo culturalmente, e lui che all’inizio aveva un po’ di soggezione di fronte a lei, tornò presto ai suoi trastulli con gli amici lazzaroni e con le avventure amorose tra i campi.Aferdincaroli

Sono tanti gli aneddoti che sembrano costruiti con cura per enfatizzare questo aspetto, così proletario del giovane re. Però, se è vero che lui non aveva la passione per gli affari di stato, è vero anche che non era affatto né stupido e né rozzo. Aveva respirato lusso, bellezza, arte in ambienti ovviamente privilegiati, e sapeva dare il giusto valore alle cose. Per esempio, decise di trasferire da Roma a Napoli la sua “Collezione Farnese”, per essere corcondato da quelle preziose opere d’arte.Acollexione

Anche il piacere del contatto con l’amato popolo napoletano, alla fine non era altro che un illuminato e rivoluzionario atteggiamento democratico (ante litteram rispetto alla futura Rivoluzione Francese). Oggi sarebbe stato ammirato come lo sono i monarchi delle corti del Nord Europa. Amava il suo popolo e la sua città, che arricchì con cantieri navali, opere architettoniche, ponti. Rilanciò, assumendo docenti importanti e famosi, l’Università di Napoli, perchè anche se non aveva amato lo studio, capiva benissimo l’importanza della cultura, e fu perfino inventore, ma anche esecutore di ricette culinarie che resistono ancora oggi in tanti ristoranti.

Una delle cose più straordinare che gli dobbiamo, però, è l’aver cercato di sviluppare un’idea, che più utipistica non si può.

Ebbene, Ferdinando era un po’ insofferente ai fasti e alla vita mondana della Reggia di Caserta,Acaserta e quando poteva, si ritirava in un casino di caccia, vicina alla chiesetta di San Leucio, anticamente Vescovo di Brindisi. Alla morte del figlioletto Tito, di soli tre anni, pensò di creare una struttura per aiutare i poveri e i diseredati. Pensò di occuparli in una seteria e una fabbrica di tessuti. Nacque così una colonia modello, con uno statuto scritto di suo pugno dal re stesso, che per lunghi anni permise l’attuazione di un avvenieristico esperimento sociale, e la realizzazione di un’utopia, del sogno di un posto dove la gente potesse vivere e lavorare senza essere mossa da intenti di lucro, ma solo da spirito di solidarietà.Asanleucio

La Costituzione di San Leucio si basava su tre capisaldi: l’educazione e lo studio che erano fondamentali per la tranquillità pubblica, la buona fede, considerata la virtù più importante, e la meritocrazia, che rappresentava l’unico segno di distinzione. Ogni lusso inutile era bandito, l’abbigliamento era uguale per tutti. La scuola era obbligatoria dai sei anni di età, poi i ragazzi dai quindici anni in poi potevano imparare un mestiere. Quando due ragazzi si amavano, potevano sposarsi senza chiedere il permesso ai genitori, ed era abolita la dote della sposa, che non era più necessaria, perchè era lo Stato ad occuparsi di fornire la casa arredata di tutto punto agli sposi.

Non si poteva fare testamento: i figli ereditavano dal padre e viceversa. Le vedove erano tutelate da un usufrutto. Non c’era differenza tra maschi e femmine che avevano pari diritti. I funerali erano veloci e il lutto considerato troppo lugubre (niente doveva affliggere più di tanto la comunità).

I capifamiglia eleggevano gli anziani, i magistrati, che restavano in carica un anno e anche i giudici civili.

Ogni lavoratore versava una parte del guadagno per un fondo per gli invalidi, i vecchi e i malati. Per tutti era obbligatoria la vaccinazione antivaiolo, che mieteva tante vittime.

La seteria, dotata di macchinari all’avanguardia, ben presto divenne famosa in tutta Europa, e le ordinazioni arrivavano da più parti.Atelai

Come avvenne per Crespi d’Adda, alcuni anni dopo, l’utopia ebbe un declino, generato da tanti fattori, primo fra tutti la crescita della popolazione. Le vicende storiche diedero il colpo di grazia alla colonia e lo statuto perse la sua efficacia.

Da tempo la seteria, onore e vanto del nostro Stato (pensate che anche le bandiere di Buckingham Palace sono fatte con quella seta), non lavora più.

Ora questo posto affascinante, è Patrimonio dell’Umanità dell’Unesco, e accoglie continuamente scolaresche e visitatori che possono veder nascere dai telai ancora perfettamente funzionanti i meravigliosi tessuti che lo resero famoso. Tra l’altro il sito progettato da Ferdinando Collecini, allievo del Vanvitelli, è bellissimo, pensate che tutti quelli che si sposano nei dintorni ci vanno a fare una parte del servizio fotografico.

Colui che ha potuto realizzare tutto ciò vi sembra rozzo o incolto?

Ferdinando regnò per 65 lunghi anni, tra alterne vicende. Morì,( dicono, dopo aver concessa un’udienza ad un celebre jettatore, ma si tratta sicuramente di un’altra storiella), forse con il rammarico di non essere riuscito a scalzare il nome di San Leucio con il proprio, dato che avrebbe tanto voluto chiamare il suo setificio “Ferdinandopoli”!


This post has been viewed 896 times

REKLAMA

banner italiaamicamia.com

Leave a Reply

||Blog Aukcja charytatywna “Żeby Ewa żyła w Raju” ||english Murder in Cairo ||Enogastronomia Crescioni Margherita ||finanza Tassazione in Polonia ||Francais Crescioni Margherita ||German Riva del Garda? Wunderschoene! ||MEDIA & WEB Ci lascia il maestro Ettore Scola ||medicina estetica e benessere Andare in bicicletta ? si grazie! ||Misteri Le interviste impossibili di Camilla de Candey: Cristoforo Colombo ||News Galeria Zbylut Krystyna ||po polsku Aukcja charytatywna “Żeby Ewa żyła w Raju” ||sagre italiane 10 curiosità che nessuno ti aveva mai detto su San Valentino ||SPORT Andare in bicicletta ? si grazie! ||spreaker Easy Biker! ||TopNews Aukcja charytatywna “Żeby Ewa żyła w Raju” ||Uncategorized Galeria Zbylut Krystyna ||Video Impariamo a cantare?