Ho bisogno del numero telefonico di David Fincher o meglio del suo contatto Skype (più economico) per comunicargli che nel suo film “Se7ven” – che si legge Seven, ma che i grafici hollywoodiani hanno voluto rappresentare così, manca un vizio capitale. Lo intitolerei quindi Eigh7, sperando di incontrare il benestare di Andrew Kevin Walker, lo sceneggiatore.

Il film narra di un maniaco omicida che commette sette omicidi; uno per ogni peccato capitale. Al mio appello manca un morto.

Già perché io non credo affatto che siano solamente sette i vizi capitali in cui possiamo incappare nell’arco della nostra vita. Soffermandomi un attimo a pensare all’era moderna, alla mia vita, a quella delle persone che mi circondano mi sono resa conto che all’appello ne manca uno per il quale però non ho ancora un nome e perciò vi invito a trovarne uno che faccia al nostro caso. Ma mi raccomando, deve avere un nome spaventoso, per quanto spaventoso è il vizio che sto per descrivervi nelle prossime righe.

Mi riferisco a quella terribile attitudine per cui ogni tanto dimentichiamo o mettiamo in secondo piano noi stessi e le persone che amiamo. Descritto in questo modo sembra tutt’altro che un vizio capitale, ma se arriverete alla fine di questo articolo spero di avervi convinto per allora che invece esso (mancandomi ancora la definizione) è certamente il peggiore di tutti.

Se la vita che abbiamo è solo questa allora dovremmo sempre mettere le persone che amiamo al primo posto perché se è vero che –come dice una massima a me molto cara- è meglio avere rimorsi che rimpianti- allora è importante che non ci lasciamo alle spalle frasi d’amore non dette, abbracci non dati e telefonate non fatte.

Per quanto tempo abbiamo posticipato la visita al nostro vecchio zio? Non sarebbe ora di mettere da parte il lavoro, gli impegni, la palestra, le scuse e saltare in macchina prima che sia troppo tardi?

Ogni tanto dimentichiamo di dimostrare alle persone che amiamo i nostri sentimenti e se volessimo bene anche a noi stessi , se ci amassimo veramente, allora non dovremmo essere mancanti neanche in questo senso. Eppure, presi dalle vicissitudini di tutti i giorni perdiamo di vista coloro a cui vogliamo bene (noi compresi) e dedichiamo fin troppo spazio ad attività che in nessun modo andranno ad arricchire al nostra anima, quella parte di noi che si ciba di sentimenti e non di azioni.

Quante volte ci è capitato di non ascoltare con vera attenzione i nostri figli perché la nostra testa era rimasta ancorata dietro il computer della nostra scrivania? Quante volte la stanchezza ci ha reso irritabili con il nostro partner che forse non meritava una risposta tanto secca? E nei nostri riguardi? Quanto spesso abbiamo posticipato uno dei nostri piaceri preferiti fino persino dimenticare completamente di averne?

E non sarebbero dei peccati questi? Non dovremmo bruciare nelle fiamme infernali per essere stati distratti nei confronti di chi amiamo a beneficio di qualcosa che o qualcuno che non lo meritava affatto?

Recentemente su facebook, ho letto una battuta che amaramente mi ha fatto sorridere e che diceva “non ho più calzini puliti, ma mia mamma è campionessa di Ruzzle”. I nostri bambini, le persone che amiamo meritano molta più dell’attenzione che dedichiamo ai giochi on-line (sono ferma al livello 35 di Candy Crush, in ogni caso). Spero siate d’accordo con me su quanto avete letto fino ad ora e forse è arrivata l’ora di fare quella telefonata, di dare quel bacio, di pronunciare quelle scuse, di prenderci cura di noi stessi e non solo per evitare di far visita a Lucifero, ma per rendere questa vita migliore, per non avere quei rimpianti di cui parlavo all’inizio e con i quali è così difficile convivere.

La lussuria, l’avarizia, l’ingordigia, l’accidia, l’ira, la superbia, la gola, sono vizi che al confronto di quello appena descritto fanno sorridere. Per tale peccato dovete pensare, come dicevo, un nome terribile che possa descriverlo, come terribili sono le sue conseguenze. Lorenzo de’ Medici nei suoi canti Carnaschialeschi scrive “…chi vuol esser lieto sia, del doman non v’è certezza” e benché dedichi questo canto a Bacco io credo che in fondo non dovremmo mai dimenticare le parole del Magnifico perché il tempo di agire è sempre e solo adesso. La felicità, la lietezza è un diritto che abbiamo verso noi stessi e verso chi ci circonda, peccare in questo senso porterà il nostro inferno su questa terra.

Dopo aver cercato di convincervi che i vizi capitali siano otto e non sette vorrei cominciare il paragrafo dedicato ai 7 nani che avvalora la teoria che anche essi siano in effetti otto, ma non vorrei così destabilizzare troppe vostre certezze contemporaneamente e allora vi invito semplicemente a indugiare qualche attimo su quanto appena letto. Giusto il tempo per riconoscere che ho ragione. Ops. Superbia!


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