Il Bosco di San Francesco per diventare protagonisti del “Cantico delle Creature”

Beatrice Mogetta

San Francesco d’Assisi non ha bisogno di presentazioni, tanto è venerato in ogni dove. Tutti conoscono più o meno la sua storia, anche grazie ai veri film sulla sua vita.aaasanfrancesco

Quando, all’alba del XIII secolo, un ragazzo coperto di stracci, andava predicando il Vangelo, la gente rimase subito affascinata dalla sua figura, che si contrapponeva prepotentemente all’immagine solenne, sontuosa e distante degli esponenti ecclesiastici dell’epoca.

La sua storia diventa nota a tutti in breve tempo. Il ragazzo ricco, che sogna di diventare cavaliere e di compiere grandi gesta, e che colpito improvvisamente dalla chiamata di Dio, rinuncia a tutti i suoi averi e diventa il più povero tra i poveri, incanta il popolo. E il suo straordinario cammino di fede costituisce una delle vicende più importanti della storia del cristianesimo.

Paragone scomodo per i tutti i prelati, ma anche per i frati dell’ordine che egli aveva creato, e che alla sua morte si affrettarono ad affermare che il loro fondatore era così irrangiungibilmente santo che era inutile provare ad imitarlo.

Il “Cantico delle Creature” è una delle cose meravigliose che ci ha lasciato, (tra l’altro, il primo esempio di testo poetico della letteratura italiana). Una lode a Dio che nella creazione della natura ci fornisce il modo di ammirare il suo volto e il trionfo della vita.aaaacantico

In questa ottica, pensando ad un uomo che nel Creato trova l’immagine di Dio, voglio parlarvi del “Bosco di San Francesco”, ad Assisi.aaaingresso

A fianco della Basilica del Santo, c’è questo polmone verde, che con vari percorsi, più o meno lunghi e impegnativi, permette di immergersi in un luogo ricco di pace, permeato di amore e serenità. Un luogo dove il tempo pare che si sia fermato e dove, nello stesso tempo, si trovano tracce di 800 anni di storia. Si può ammirare il Ponte dei Galli, attraversato da Carlo Magno nel corso del suo viaggio da Aquisgrana a Roma dove, nella notte di natale dell’800 fu incoronato imperatore del Sacro Romano Impero da papa Leone III,aaaponte poi la piccola chiesa e il convento delle suore benedettine che vi abitarono tra il XIII e il XIV secolo e l’antica torre-opificio,aaatorreopificio salendo sulla quale si può godere della visione dell’opera dell’artista contemporaneo Michelangelo Pistoletto il “Terzo Paradiso” che con gli alberi ha tracciato un gigantesco simbolo dell’infinito.aaainfinito

Il bosco che si estende per ben 64 ettari, attraversato da un suggestivo torrente, ai tempi di Francesco era chiamato Colle dell’Inferno, e aveva un aspetto selvaggio e poco invitante. In pianta stabile, vi erano le forche per i condannati a morte, come monito per i maleintenzionati, ed era il luogo dove pare che si rifugiassero i lebbrosi durante le pestilenze. Il Santo, nonstante tutto, amava ritirarsi in quei luoghi per pregare e meditare in solitudine, e scelse il Colle per esservi tumulato, forse ad imitazione del Cristo, che fu crocifisso tra due ladroni e che fu sepolto fuori da Gerusalemme. Dopo la sua morte, però, il papa Gregorio IX, contravvenendo a quelli che erano stati i suoi desideri, ordinò la costruzione di una chiesa che custodisse le spoglie del Santo e fece ribattezzare il bosco tanto amato da lui in “Colle del Paradiso”.

Una passeggiata nel Bosco di San Francesco offre l’occasione di meditare sul rapporto dell’uomo con la natura, sempre meno intenso, e di riscoprire il vero spirito del suo pensiero quando, nel suo straordinario Cantico dice, parlando del Creato: “Laudato sie, mi’ Signore, cum tucte le tue creature…”


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