Il Caffè…..storie ed altre storie

Beatrice Mogetta

Il caffè è una delle cose considerate indispensabili dalla maggior parte delle persone. A questa bevanda, di cui noi ci consideriamo i migliori esecutori del mondo, vengono date un sacco di connotazioni: è prima di tutto assolutamente necessaria, al mattino, per svegliarci e per trovare il coraggio di affrontare la giornata; è la scusa per un incontro, anche se fugace, con una persona che desideriamo vedere; è il pretesto che usiamo, quando, stanchi, sentiamo il bisogno di una pausa; e poi la usiamo come ferma-fame durante una dieta, come chiusura dei nostri pasti, o come siero della verità, quando sedute al tavolo della nostra cucina, con la tazzina davanti, ci facciamo le confidenze con l’amica del cuore.aaaaaaaaaaaaaaacaffecucina

Tutte le culture vedono il caffè protagonista, così democratico che non è possibile associarlo ad una classe sociale in particolare. Lo beviamo tutti, a parte i bambini, e raramente un prodotto risulta così universale.

Tutti sappiamo che il caffè ha origini antichissime; pare che le prime piante crebbero spontaneamente negli altipiani etiopi, vicino alla città di “Kaffa”, da qui l’origine del nome.

I primi locali pubblici dove si poteva degustare il caffè sorsero nei paesi arabi-islamici, verso il 1.500, ma ci sono documenti che ne provano il consumo, solo come bevanda curativa, però, già alla fine del primo millenio.aaaaaaaaaaarabi

Si dice che la fortuna che ebbe presso gli arabi, si debba ad una leggenda: Allah si rese conto che il suo Profeta Maometto, era sprofondato in una forte apatia. Gli mandò il suo Arcangelo Gabriele, che gli diede da bere una grande quantità di “kaffa”, un infuso nero come la pece. Il Profeta si svegliò e tornò lucido e attivissimo.

In realtà, essendo proibito l’alcol, era sicuramente una graditissima bevanda alternativa, di cui gli arabi erano estremamente gelosi, e lo consideravano stimolante delle facoltà della mente, del coraggio e delle prestazioni amorose, nonché un nemico del sonno. Non a caso le prime caffetterie, a Costantinopoli, vennero chiamate “scuole di sapienza” ed erano frequentate da pensatori, scienziati e giocatori di scacchi.

In Italia, quando con l’avvento del Rinascimento e dell’Illuminismo il consumo di alcol diminuì drasticamente, il caffè lo sostituì nei momenti di svago e di aggregazione.

I Turchi Ottomani fecero un po’ da ponte tra l’Oriente e l’Occidente, soprattutto quando dovettero interrompere l’assedio a Vienna, e abbandonarono dei sacchi della preziosa kaffa. I prigionieri insegnarono ai viennesi i segreti del caffè e da allora la diffusione è stata velocissima.aaaaaaaaaaaturchi

Venezia fu la prima città ad avere le sue caffetterie, moltissime in un centinaio di anni, tanto che Carlo Goldoni celebrò la nuova moda con la commedia “La bottega del caffè”.

Gli inizi non furono facili, i più grandi ostaggiatori furono i produttori degli alcolici, e anche la Chiesa provò a proibirlo giudicandolo un elemento di perdizione. Ma il Papa Clemente VII, prima di mettere all’indice il caffè, velle assaggiarlo. Ne rimase così conquistato che lo battezzò “bevanda cristiana”.

Le caffetterie che sorsero nelle principali città italiane, il Caffè Florian a Venezia,aaaaaaaaaafloria il Caffè Greco a Roma,aaaaaaaaaaaaaagreco il caffè Grilli a Firenze, diventarono luoghi di ritrovo per intellettuali e artisti: al Florian si incontravano Byron, Rousseau e Silvio Pellico, e nel Caffè Tommaseo di Trieste era facile incontrare Italo Svevo e James Joyce, uniti da grande amicizia e complicità.aaaaaaaaaaaaaatommaseo

Molti degli esponenti più importanti della cultura si facevano vanto di assumere delle quantità enormi di caffè: Honorè de Balzac ne beveva, in una nottata, 50 tazze, Voltaire 40, il matematico ungherese Paul Erdòs, litri e litri dicendo che “Un matematico è una macchina che converte il caffè in teoremi”.

Tra la fine del 1700 e l’inizio del 1800 si cominciò a coltivare il caffè nel Nuovo Mondo e oggi il fabbisogno europeo è coperto interamente dal prodotto proveniente dall’America Centrale e dal Brasile.aaaaaaaaaaamodocaffè

Davvero il caffè ha scandito la storia dei differenti stili di vita delle diverse classi sociali, e ha ragione Jean Dethier, architetto e scrittrice, quando afferma: “L’evoluzione tipologica del caffè negli ultimi tre secoli, corrisponde strettamente alle mutazioni sociali dell’era moderna”.


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