Il “Colosso dell’Appennino”. Chi l’ha visto?

Beatrice Mogetta

Si dice a volte che la fortuna sta nel nascere nella parte giusta del mondo. Questo è quello che ho pensato davanti all’emozionante “Colosso dell’Appennino”, perchè questa opera del grande Giambologna, lo scultore fiammingo che ha passato la sua vita nella Firenze del ‘500, se fosse stata posta in una delle bellissime piazze della città, sarebbe stata famosissima. Ho scoperto poi che in molti la pensano come me tanto che esiste un detto “ Giambologna fece “L’Appennino”, ma si pentì di averlo fatto a Pratolino”.

Invece io non ne avevo mai sentito parlare! (vi risparmierò la solita tiritera indignata su quanto sia poco valorizzata questa nostra magnifica Italia, tanto penso che ormai ne siamo tutti convinti).

Prima di descrivervi questa meraviglia, vi voglio raccontare la storia ed il contesto.

Il granduca Francesco I de Medici aveva sposato Giovanna d’Austria, figlia di Ferdinando I d’Asburgo, imperatore del Sacro Romano Impero.

Egli era un uomo colto, un alchimista, uno scenziato e un mecenate, come era nella tradizione di famiglia. Fondò l’”Accademia della Crusca” che è attiva ancora oggi. Non si interessò mai di politica e chi comandò su Firenze in realtà fu suo suocero. Lui si limitava ad approvare le ingenti tassazioni imposte al popolo. Da tempo aveva un’amante, Bianca Cappello, che grazie alla prematura morte della moglie, potè poi sposare.i due Fu proprio per lei che comperò una grande tenuta, Pratolino, non lontano da Firenze, e vi fece costruire una magnifica villa.villa Si avvalse di architetti famosi e ne fece un luogo stupefacente, lussuosissimo, magico, pieno di labirinti, percorsi segreti, nascondigli, grotte delle meraviglie. La villa ed il parco erano popolate di statue, opere d’arte, fontane. Un sistema idraulico ingegnoso faceva muovere degli automi con la forza dell’acqua. E l’acqua passando all’interno di cunicoli sotterranei,grazie a tutta una serie di marchingegni, diffondeva suoni e dolcissime armonie. A vegliare su tutte queste meraviglie il “Colosso” alto 14 metri. La storia di Francesco e Bianca ebbe un epilogo tragico, appena 7 anni dopo la conclusione dei lavori nella villa: morirono a distanza di un giorno l’uno dall’altro. La causa è ancora controversa, si parlò di avvelenamento da arsenico e di malaria. Ancora oggi si sono fatti degli studi che dimostrano tutto ed il contrario di tutto. La realtà fu che Bianca fu sempre detestata dalla famiglia di Francesco, tanto che la fantasmagorica residenza, dopo la morte dei due coniugi, fu lasciata andare in rovina.

Nell’Ottocento Ferdinando III la fece radere al suolo e ci fece un parco all’inglese. Poi la vendette ad una ricca famiglia russa, i Demidoff, che ristrutturarono e ampliarono i caseggiati rimasti, creando un posto bellissimo,demidoff ma lontano da quello che fu decantato da scrittori e poeti, e davanti al quale Montaigne disse: “La bellezza e la ricchezza di questo luogo non si possono rappresentare con la scrittura”.

Solo il gigante di roccia è ancora lì, come appena partorito dalla terra, rivestito di stalattiti che sembrano una colata fangosa. Muto e malinconico testimone di quel “manierismo” esagerato.testa Appena restaurato, dall’ottobre scorso è di nuovo visitabile. Al suo interno nasconde una grotta esagonale con una scala che sale fino ad arrivare alla testa. Qui cè una stanza che prende luce dagli occhi e dalle orecchie. Pensate che spettacolo doveva essere, quando dai capelli e dalla barba del colosso sprizzavano zampilli e cascatelle d’acqua che convergevano nella vasca delle ninfee ai suoi piedi!!!!!Appennino ninfee


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