Il Lago dell’Accesa, dove l’eco del dolore non si smorza ancora

Camilla de Candey

I “sinkholes” sono sprofondamenti naturali che creano voragini di svariati metri, che si aprono improvvisamente nel terreno e in poche ore, forse a causa di sorgenti sotterraneee, diventano dei laghi più o meno grandi. Pare che questi fenomeni siano molto frequenti nel nostro territorio, pensate che ne sono stati censiti almeno un migliaio, anche se solo la metà di essi sono poi divenuti dei laghi.AAAAsinkholes

Le prime descrizioni di “sinkholes” risalgono all’epoca romana, e ad essi, nel corso dei secoli, è stata attribuita sempre una spiegazione miracolosa. Ciò non toglie che grazie ad un cospicuo numero di disegni, iconografie complete di scritti, si siano potute condurre delle ricerche storiche e geografiche molto approfondite, che hanno evidenziato come spesso la formazione di uno sprofondamento è riconducibile ad un fenomeno sismico di grande portata.AAAsinkholes

Inutile dire, comunque, che capire i motivi che portano al verificarsi di questi strani e agghiaccianti fenomeni, non è facile, e gli studi proseguono senza sosta e in varie direzioni. Per esempio si è scoperto che vicino a molti degli sprofondamenti ci sono rovine di templi e luoghi di culto risalenti ad epoca pre-romana, dedicati a misteriose divinità “Ctonie”, create dalle “nozze sacre” tra la Terra e il padre degli dei. Queste divinità che mascheravano con un mantello erboso la loro natura infernale, erano forze endogene, sotterranee (vulcaniche). I laghi che si formavano erano senza fondo, e rappresentavano il passaggio agli inferi (non dimentichiamo che il padre degli dei romano era il re dell’Ade, l’inferno)AAACtonie

Il bisogno dell’uomo di trovare una spiegazione a simili catastrofi, rispondeva alla necessità di sentirsi rassicurati, se non altro per il fatto che, conoscendo il motivo dell’ira degli dei, che avevano scatenato per vendetta la calamità, si sarebbe, in seguito, potuto evitare di provocarne delle altre.

In epoca cristiana la maggior parte dei “sinkholes” sono stati attribuiti a interventi di alcuni santi in particolare: Sant’Anna, la madre di Maria, di cui parleremo tra poco, San Giovanni Battista per la natura dei riti, durante la sua celebrazione, che vedono protagonisti il fuoco e l’acqua, San Vito che è colui che provoca i terremoti, e San Vittorino che fu trucidato a testa in giù in un sinkhole colmo di acqua solfurea, perchè pare che spesso le acque dei laghi che si formano, sono stagnanti e maleodoranti.

Ma torniamo alla nostra Sant’Anna.AAAanna

La festa di questa Santa che compare solo dal trecento dopo Cristo, è celebrata il 26 luglio, quando è tradizione che arrivino le prime pioggie, dando un piccolo assaggio di autunno in piena estate.

La Santa, che per tradizione concepì Maria in tarda età, è la protettrice delle partorienti, soprattutto quelle che presentano gravidanze a rischio. Il potere della fecondità, però, si estende anche alla terra e ai raccolti, e Anna viene venerata anche dagli agricoltori. Ora, per tradizione, è assolutamente vietato, trebbiare nel “suo” giorno, pena una sequela di sventure.

Ecco perchè il toponimo “Sant’Anna” è spesso presente in aree soggette a sprofondamento del suolo.

Sono almeno cinquanta i luoghi e le conseguenti leggende su voragini provocate dalla Santa, che sembra essere molto vendicativa, ma il lago più grande è quello dell’Accesa, vicino Massa Marittima, in provincia di Grosseto. Questo bacino che misura 580 metri per 390, ha una profondità di almeno 40 metri, anche se la tradizione popolare lo descrive molto, ma molto più profondo.

Il nome deriva dal fatto che per un certo tempo, dopo la sua formazione, le acque avevano una colorazione rossastra.

La storia, della quale ci sono più versioni, si rifà ad una data precisa: il 26 luglio del 1218. Pare che al posto del lago, vi era una grande aia. Il proprietario, un certo Turco (gli infedeli sono sempre turchi) pretese che i suoi contadini lavorassero anche il giorno dedicato alla Santa. Verso mezzogiorno si cominciarono ad udire dei boati, la terra tremava ed il cielo era nero di nuvole minacciose.

I braccianti fuggivano da tutte le parti, ma non ci fu scampo per nessuno, uomini o animali che fossero. Lingue di fuoco uscivano dal terreno che ne frattempo ingoiava anche case e alberi. Solo una pioggia torrenziale spense le fiamme, ma a quel punto tutto era stato spazzato via e al posto del piccolo agglomerato agricolo c’era solo un grande lago.

L’eco delle urla di terrore dei poveri contadini frammistie ai muggiti disperati dei buoi, non si è mai spenta del tutto, e, ancora oggi, soprattutto il 26 luglio, si odono distintamente tutto intorno al bel laghetto, dall’aspetto tanto ameno e tranquillo.AAAACCCESA

E’ chiaro che la moltitudine di leggende non va sottovalutata, ma deve condurre ad uno studio anche antropologico, se non altro per capire le origini delle nostre credenze religiose.

Il lago dell’Accesa è comunque molto carino, facilmente raggiungibile, seguendo le indicazioni stradali, ed è una meta abituale per tanti vacanzieri. Nei suoi pressi sorge un Parco Archeologico, e un borgo disabitato dove sono ancora visitabili i forni del settecento, usati per la lavorazione dei metalli, estratti nei dintorni (argento, piombo e materiali ferrosi).AAAAABORGO


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