La bella Pavia. Storie ed altre storie

Beatrice Mogetta

Pavia, una bella città lombarda di circa 70.000 abitanti, posta sul Ticino, vicino a dove questo bel fiume confluisce nel Po, è a mio parere una delle meraviglie italiane poco, poco valorizzata a livello turistico. E’ vero che come cerchiamo di denunciare sempre, tante sono le bellezze di questo nostro Paese alle quali non viene assicurata nessun tipo di visibilità, ma qui non parliamo di una singola opera d’arte o di un sito archeologico, parliamo di un’intera città, magnifica, piena di storia e di storie, di opere d’arte importantissime, di un bellissimo castello,aaaapaviacastello di chiese stupende romaniche e gotiche, di un ponte che non ha niente da invidiare al Ponte Vecchio di Firenze.

Il motivo di questo colpevole disinteresse non è dato di sapere. Eppure è una città piena di cultura, con una antica e prestigiosa Università, dove insegnarono Alessandro Volta e Lazzaro Spallanzani, Ugo Foscolo e Vincenzo Monti, Carlo Forlanini e i premi Nobel Camillo Golgi, Giulio Natta e Carlo Rubbia.

Piuttosto che descrivervi le bellezze architettoniche, che non dovete mancare assolutamente di andare a vedere con i vostri occhi, voglio incuriosirvi, come cerchiamo di fare sempre, d’altro canto, con delle piccole storie che ho trovato navigando sul web.

Pavia era chiamata, nel Medioevo “Centium Turrium”, e doveva sembrare davvero una piccola Manhattan ante litteram, con le sue cento torri, cento, che i viaggiatori vedevano già da lontano.

Ovviamente la costruzione di una torre, era il simbolo del prestigio della famiglia che la commissionava. Era più o meno alta, secondo l’importanza del casato, e c’era chi ne faceva costruire una nuova alla nascita del suo primogenito.

Ma c’è una leggenda carina che racconta l’origine di questa consuetudine: pare che in un bosco nei pressi della città, vivesse una potente strega, che oltre alle erbe curative era prodiga anche di talismani e di previsioni per il futuro. Molti nobili, desiderosi di acquisire sempre più potere, vi si recavano, per cercare di ottenerlo. Pare che la strega fosse anche furba e infingarda e che, probabilmente divertendosi un sacco, ordinasse a tutti i “clienti” (ovviamente all’insaputa l’uno dell’altro), di costruire una alta torre, che avrebbe sancito il predominio assoluto su tutti gli altri.aaaatorrisupersti

Pavia è sopravvissuta indenne al trascorrere del tempo, non così purtroppo le sue torri, in parte crollate, in parte inglobate in nuove costruzioni. Una piccola rappresentanza di esse è ancora visibile in Piazza Leonardo da Vinci. La prova della loro esistenza, tuttavia, si trova nella Chiesa di san Teodoro, dove un affresco, che ha subito un po’ l’ingiuria del tempo, posto sulla parete della navata di sinistra, illustra la Pavia medievale con tutte le sue centinaia di torri.aaaaaffresco

Un’altra piccola, importante storia, riguarda uno strano capannone sul Lungo Ticino Sforza. Moltissimi non sanno più l’origine di quella enorme costruzione fatiscente, che poggia su quattro pilastri di cemento e che ha una rampa lunga 50 metri che finisce nel fiume.aaaahangar

Ebbene il primo di aprile del 1926, qui, alla presenza di Benito Mussolini, venne inaugurata la prima linea aerea commerciale italiana. E il capannone non era altro che l’hangar che avrebbe alloggiato il primo idrovolante della compagnia aerea, che vi approdò, proveniente da Torino, con a bordo dei sacchi di posta e 4 passeggeri paganti. L’aereo venne issato con successo fino all’hangar, ma l’incontenibile entusiasmo della folla provocò il crollo delle strutture dove le persone erano assiepate. Non ci furono feriti gravi, ma la festa fu rovinata. Comunque resta il fatto che qui si compirono i primi passi (o voli) della nostra aviazione civile. E che non si è più trovato il modo per utilizzare il vecchio hangar, rimasto come il dimenticato simulacro di un periodo glorioso.

Un altro interessante mistero pavese, riguarda la Chiesa di San Pietro in Ciel d’Oro. Si tratta di una magnifica basilica romanica che risale all’epoca longobarda. Sul lato destro del portale c’è una epigrafe abbastanza sibillina, che riporta tre versi del decimo canto del Paradiso di Dante: “Lo corpo ond’ella fu cacciata, / giuso in Cieldauro, ed essa da martìro / e da essilio venne in questa pace”. Difficile interpretarne il senso. Non si capisce neanche chi è il soggetto della frase.aaaaaepigrafe

Ma poi, indagando un po’, si viene a capo dell’arcano: sotto la magnifica arca di marmo dove riposano le spoglie di Sant’Agostino, c’è una piccola urna poggiata su un altare. Contiene le ossa di un filosofo, Severino Boezio, la cui triste vicenda si svolge intorno al V secolo d.C. E il soggetto dell’epigrafe è la sua anima.

Dunque, il Boezio aveva raggiunto un grande prestigio alla corte di re Teodorico. Ma era così retto e moralmente ineccepibile che scatenò l’invidia di altri aspiranti al suo potere. Fu ordito un complotto, fu diffamato e in un lampo perse tutto ciò che possedeva. Fu imprigionato (in una delle famose torri). Durante la sua prigionia scrisse il suo capolavoro: “La consolazione della Filosofia”, un testo che ancora oggi è di una attualità incredibile, quando il Boezio per esempio asserisce che le alte cariche del potere finiscono sempre in mano alle peggiori canaglie, e che la società umana è come un gruppo di folli che vivono immersi nell’illusione, e per questo spesso giudicano vero il falso e sguazzano incoscienti nella totale inversione dei valori.

Riguardo alla sua esecuzione, due sono le versioni: la prima dice che gli fu legata una corda al collo, e che gli occhi gli schizzarono fuori dalle orbite, la seconda parla di una decapitazione, solo che Severino raccolse la sua testa e si recò proprio nella Chiesa di San Pietro in Ciel d’Oro dove si sedette su una panca e solo all’arrivo del parroco si accasciò a terra. Ecco perchè il suo corpo fu tumulato in quel luogo.aaaatombaseverino

Un’ultima raccomandazione, quando deciderete di fare visita a questa città d’arte, non mancate di visitare la Certosa di Pavia, a qualche chilometro di distanza dal centro. Un gioiello tardo gotico di incomparabile bellezza, dove arte, storia e preghiera trasudano da ogni angolo.aaaapaviacertosa

Pare che sia una delle certose più grandi del mondo, ed è simpatico farsi accompagnare dal frate di turno in una visita giudata, che oltre a mostrarvi le meraviglie artistiche e architettoniche vi condurrà alla scoperta delle molteplici attività dei religiosi, che nei piccoli negozietti vendono prodotti di ogni tipo, tutti rigorosamente fatti nel monastero.


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