La Contessa di Castiglione che indossò “L’Elmo di Scipio” e fece l’Italia

Beatrice Mogetta

La storia che sto per raccontarvi, mi ha fatto pensare molto. Ancora ora che mi accingo a proporvela non so bene a che considerazioni mi porterà. Sono una donna, chi mi ha formato ha previsto per me una adeguata scorta di “verità” etiche e morali, forse un po’ stereotipate, ma che hanno sempre seguito il sentimento comune.

A rimettere in discussione tutta la mia educazione ci ha pensato la cultura, quella mia personale, che mi sono costruita e che mi ha permesso di attingere da gente illuminata, che per fortuna, ci ha donato a piene mani pensieri, parole, concetti, riflessioni.aaaa Con il risultato che tutte le mie convinzioni preconfezionate, sono finite alle ortiche, a volte rimpiazzate da altre che mi sono sembrate più condivisibili, e a volte semplicemente cancellate, ma in quel caso al loro posto sono rimasti solo dei vuoti ideologici, che non sono ancora riuscita a colmare.

Un argomento del quale non sono in grado di dibattere, è la prostituzione usata come “mezzo” di un tipo di successo femminile. Non parlo, per carità, delle prostitute classiche.prostitution-in-europe Non mi permetterei mai di giudicare donne che secondo me vivono, più o meno costrette (molto più che meno a mio parere) una condizione orrenda, che solo chi è così stolto da pensare di avere tutte le risposte , apostrofa come persone che scelgono una via più facile per guadagnarsi da vivere. Cosa c’è di facile ad affrontare tutti i giorni ogni genere di violenza, ad essere trattate come giocattoli di carne che non hanno diritto di sentirsi vive, di rifiutare angherie, di tollerare sporcizia e aberrazione, sempre con la paura di un qualche serial killer che le faccia a pezzi? Non si sottraggono a queste violenze neanche quelle che sono considerate “di alto bordo” o escort, come va di moda adesso appellarle. Io credo che anche in ambienti che potrebbero sembrare più protetti, non ci sia mai nessuno che stia dalla parte della “puttana”, che si erga a suo difensore.

Mi riferisco invece a quelle ragazze per le quali, per esempio, l’insensato desiderio di una borsa che costa come sei stipendi medi messi insieme, giustifica la vendita del proprio corpo e di conseguenza della propria anima. E’ vero che la sessualità umana è stata sempre un po’ troppo idealizzata sia in epoche più puritane, sia dal romanticismo, ma anche dai canoni più moderni.

Una visione più distaccata e meno ideologica della sessualità, avrebbe rimesso un po’ di cose al loro posto, e ci avrebbe reso meno schiavi di una cosa che dovrebbe essere serenamente naturale.

Ma insomma, da che mondo è mondo, la bellezza e la sensualità sono state le uniche armi che la donna ha potuto usare per la sua affermazione personale. Stendiamo un velo pietoso sulla facilità con la quale gli uomini si sono lasciati manipolare da queste femmes fatales, senza rendersene conto, anzi credendo di esercitare una sorta di predominio su queste maliarde contese da tutti.

Questo ampio preambolo, per affermare che la protagonista della storia di oggi mi è simpatica, ho provato una sorta di empatia per lei, mi ha impietosito e il fatto che, con estrema ipocrisia da parte di chi “sapeva”, abbia subito una sorta di cancellazione storica mi ha indignato profondamente.

Virgina Oldoini Rapallini, moglie a soli 17 anni del conte di Castiglione, probabilmente non possedeva tutti i condizionamenti legati al sesso, o quanto meno li ignorava tranquillamente. Si dice che già dall’età di 11 anni cominciasse a collezionare amanti su amanti, forte della sua straordinaria bellezza, unita a cultura, sagacia, intelligenza e brio.

Quando andò sposa al ricco conte, si inserì a pieno titolo nella buona società torinese, dove era ammirata e invidiata, dove qualunque sua scelta diventava regola, ogni suo abbigliamento, moda.

La moglie di Metternich la definì, la statua di carne, non senza una certa stizza.

Il cugino del marito di “Nicchia” come la chiamavano gli amici, era Camillo Benso conte di Cavour.camillo Si stava preparando in quegli anni “la seconda guerra di indipendenza”, ma occorreva l’appoggio della Francia, per ottenere il quale non sembravano bastati la partecipazione dei Savoia alla spedizione in Crimea e i trattati di Plombierès. Il Cavour, abilissimo e furbo diplomatico, in quel momento era un po’ alle corde e pensò bene di coinvolgere la cugina, giocando sul suo patriottismo, affidandole la missione di convincere l’imperatore francese, Napoleone III,anapoleone ad appoggiare l’Italia, nella guerra contro l’Austria. “Riuscite cara cugina, usate i mezzi che vi pare….ma riuscite!” Con queste parole organizzò il “viaggio” a Parigi dei due coniugi.

La contessa, che nella scelta degli amanti, aveva cercato di salire tutti i gradini della gerarchia sociale, ed era arrivata ad essere l’amante anche di Vittorio Emanuele II, annotava coscenziosamente nei suoi diari, gli incontri galanti, affibbiando ad ognuno una sorta di sigla, quasi un codice che probabilmente catalogava le prestazioni.

Sedurre l’imperatore, dovette sembrargli come il conseguimento di una laurea, in quanto non ci sarebbe stato nessun altro traguardo da raggiungere.

Ovviamente riuscì facilmente nell’impresa e iniziò una relazione con il sovrano francese. Pare che non fu difficile neanche portare a termine la missione diplomatica: Napoleone, pazzo di lei non esitò a firmare gli accordi che gli vennero richiesti.

Avvenne però, che l’imperatrice Eugenia, sua moglie, che aveva sempre tollerato con indifferenza le amanti del marito, nei confronti di Nicchia, provava un odio sconfinato. Sarà stato perchè la bellissima contessa, si comportava con sfrontatezza, senza il minimo riserbo, e inoltre viveva come se l’imperatrice fosse lei. Aggiungiamoci poi che Eugenia essendo un’ anti italiana sfegatata, si era risentita moltissimo per l’impegno preso dal marito.

Un giorno che Napoleone si recò nell’appartamento di Nicchia per uno degli abituali incontri, fu aggredito da tre italiani che cercarono di ucciderlo. La cosa era stata organizzata da Eugenia, ma l’imperatore incolpò la sua amante e la storia finì. Virginia di Castiglione, avvisata da un amico, partì per l’Inghilterra prima che le potessero notificare l’espulsione dal suolo francese.

Da Londra tornò a Torino. Ormai il “povero” conte che era divenuto lo zimbello di tutta l’Europa, aveva ottenuto il divorio. La contessa, ormai sola, desiderava tornare a Parigi. Prese un appartamento in Place Vandome e convinta che ormai a 30 anni suonati la vita fosse finita, si rinchiuse in una sorta di clausura, dove la sua unica mania era quella di farsi fotografare in tutte le pose e le “mise” possibili e immaginabili, persino vestita da suora di clausura.afoto

Finì la sua vita a circa 60 anni, odiando la sua bellezza sfiorita e coprendo gli specchi per non doversi guardare. La stupenda vestaglia, seducentemente trasparente che aveva indossato a Compiègne, quando nella alcova azzurra di Sua Maestà, egli andò da lei per la prima volta e “si abbassò, io chiusi gli occhi, e il destino si compì” (per dirla con le sue parole), era conservata in un vaso, e lei aveva disposto che doveva essere il suo ultimo vestito.

Quando morì, una squadra di agenti più o meno segreti, fecero irruzione nella sua casa e provvidero a bruciare tutte le cose che potevano provare il suo risolutivo intervento per ribaltare le sorti della Storia d’Italia. Nessuna delle sue disposizioni testamentarie fu rispettata, neanche quella di essere sepolta a La Spezia. La sua tomba si trova nel cimitero di Pere Lachaise di Parigi, e la sua seducente camicia da notte è al museo Cavouriano di Santena.

L’unico riconoscimento le è venuto nel 2011 dal comune di La Spezia che le ha dedicato un Largo di fronte al Conservatorio, mentre all’ingresso del palazzo nel quale aveva abitato c’è un busto di bronzo che la ritrae.

Per chi non se lo ricorda, Napoleone III mantenne fede alla promessa, venne a combattere in Italia, si accollò tutte le spese della guerra contro l’Austria, e contò migliaia di morti tra i suoi soldati.

Onore ad una delle artefici dell’Unità d’Italia. E bando all’ipocrisia.


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