La sindrome di Rebecca

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    Daphne du Mauriel scrisse nel 1938 un libro intitolato “Rebecca”. Due anni dopo, nel 1940 , dopo aver letto la novella di Du Mauriel, Alfred Hitchcock ebbe l’ispirazione per uno dei suoi più acclamati film: “Rebecca, la prima moglie”. Il film (che dovreste vedere qualora manchi all’appello della vostra cultura cinematografica) narra la storia della seconda Signora de Winter che dopo essersi trasferita nella casa del marito capisce che sarà destinata a vivere per sempre nell’ombra della prima moglie di lui.

    Fu poi il dottor Darian Leader, alcuni anni dopo, che trasformò questo best seller prima e film poi in una sindrome. Finalmente il dott. Leader, uno psichiatra, seppe come chiamare quella strana sindrome che affligge praticamente il 100% delle persone che vivono, hanno vissuto, vivranno una storia d’amore e che ci fa temere gli ex del nostro partner come se fossero un virus incurabile.

    Parlo di quella strana dinamica che non resta impressa solamente sulla pellicola del Signor Hitchcock, ma si proietta anche nelle nostre case. Quando la gelosia del passato raggiunge livelli che turbano il rapporto di coppia allora, solo allora, si può parlare di “sindrome di Rebecca”.

    Ebbene sì. Se fino ad adesso eravate convinti di non avere alcuna sindrome degna di questo nome quando arriverete alla fine di questo articolo chiederete al vostro più caro amico il numero telefonico del suo psicoterapeuta.

    La “sindrome di Rebecca” è dunque la gelosia per il passato sentimentale del proprio partner. Avete in mente quel nodo allo stomaco che prende quando per sbaglio il vostro partner nomina un/una ex? O quando fa semplicemente riferimento ad un luogo visitato con quest’ultimo quando ancora voi non stavate assieme? O ancora a quella fitta alla base del collo che vi viene se per sbaglio trovate su un vecchio libro una dedica che non avete scritto voi? Questi sono solo alcuni dei sintomi che si manifestano se siete afflitti da questa sindrome.

    La questione però è molto più complessa di quanto possa sembrare perché cosa accadrebbe se il nostro partner non avesse avuto relazioni precedenti delle quali essere gelosi? La cosa forse ci insospettirebbe e ci avvelenerebbe il sangue di più di una “sana” gelosia. Augurarsi quindi che il nostro partner abbia avuto relazioni precedenti con persone interessanti, intelligenti, brillanti, belli è un valore aggiunto che diamo alla persona con cui stiamo. Diventeremmo decisamente sospettosi se scoprissimo che non esiste un passato sentimentale di cui essere gelosi. A quel punto subentrerebbe un’altra sindrome della quale però non conosco il nome.

    In effetti, dunque, la tendenza intrinseca in ognuno di noi è quella di cercare chi ha avuto partner di cui essere gelosi, ma al contempo, spesso non riusciamo a convivere con questa scelta. Se scoprissimo che il nostro partner è stato con una persona insignificante, non intellettualmente dotata e per di più bruttina forse perderemmo interesse in lui o cominceremmo a chiederci se nel nostro compagno di avventura tutto quadri.

    Fondamentalmente, soffrire della “sindrome di Rebecca” è spesso una scelta nella quale incappiamo volontariamente, ma quando, come dicevo prima, la gelosia è cieca e mina il nostro rapporto di coppia allora possiamo affermare che stiamo vivendo una relazione a tre. Noi, il nostro partner, e il fantasma dell’ex. Sfortunatamente nessuna seduta spiritica sarà in grado di liberarci di questo fantasma, la seduta più adatta sarebbe quella con uno psicologo. Se non volete però ricorrere alle cure di un medico specializzato forse le prossime righe vi faranno risparmiare un po’ di soldi. Già, perché dobbiamo prendere in considerazione il fatto che spesso siamo proprio noi a mitizzare gli ex. Consegniamo loro, inconsciamente, molto più potere di quanto in realtà non abbiano. La nostra mente li dipinge più belli, attraenti, intelligenti di quando forse non siano in realtà. In pratica la figura dell’ex viene distorta e diventa parte attiva della relazione e spesso ci ritroviamo a fare domande delle quali non vogliamo assolutamente conoscere la risposta. Perché chiediamo se il/la nostro/nostra “rivale” era più magro/a, alto/a, intelligente di noi? In che situazione scomoda stiamo mettendo il nostro attuale compagno/a? Questo è ovviamente tipico di un atteggiamento di auto-distruzione che una forte quantità di autostima estinguerebbe all’istante. L’autostima ci servirà a far dissipare la nebbia sparsa dal nostro immaginario antagonista. Se invece non siamo attrezzati in questa vita di autostima, proviamo a pensare che il tempo non sia stato clemente con gli ex partner. Pensarli ingrassati, pelati, vittime di intervento sbagliato di blefaroplastica, cellulitici, potrebbe aiutarci a mitigare la nostra ossessione facendoci uscire da un loop nel quale è fin troppo semplice cadere.

    Addirittura, per casi patologici, nel 2005 in Inghilterra fu fondato il “British Second Wives Club” tenendo in considerazione che questo fenomeno colpisce maggiormente le donne degli uomini. Lo scopo di questa associazione era quello di dare man forte a tutte quelle donne vittime del fantasma della prima moglie che credono che essa sia stata migliore di loro in ogni attività del quotidiano.

    Direi dunque che l’autostima sia la chiave di tutto. Solo in un caso non vi potrà aiutare; se la ex del vostro partner si dovesse chiamare proprio Rebecca. In quel caso potrei darvi il numero di un buon analista.


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    2 comments

    1. PatriciaEr

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