La Valle di Pretare dove le Fate fanno le treccine ai cavalli

Camilla de Candey

Se c’è una regione che rappresenta il compendio di tutto ciò di cui è ricca la nostra Italia, è la regione Marche. L’unica tra tutte le regioni ad essere coniugarta al plurale, quasi a voler dare l’idea di una terra di confine. Crocevia di diverse culture, posta tra Venezia, Roma, Firenze e Perugia gode di un patrimonio artistico immane, segno del suo passato, quando vi confluirono grandissimi artisti e importanti uomini di cultura.urbino-le-marche-italy Tutto questo immerso in un paesaggio bellissimo e variegato nel quale le spiagge sabbiose con spettacolari scogliere a strapiombo,marche convivono con catene di monti e dolci colline coltivate con amorele-mie-marche-a18562739, spesso a vigneti, tanto che la tradizione vinicola risulta essere una delle più importanti d’Italia.

La grande tradizione contadina, lambita da secoli da cotanta cultura, è ricchissima di storie e leggende, che si sono tramandate con i racconti fatti intorno al fuoco, quando la comunità si riuniva in occasione di questa o quella circostanza.

Vi è un luogo dove la Storia si mischia alla leggenda, e dove ancora oggi la leggenda per alcuni è qualcosa in cui credere davvero, visto che ci sarebbero perfino delle affascinanti prove.

La valle di Pretara si trova a 900 metri di altezza, alle pendici del Monte Vettore, e sembra, a prima vista un ambiente un po’ inospitale, tutto roccioso (da qui forse il nome, petra, da pietra in dialetto). La valle è immersa tra il Parco Nazionale del Gran Sasso, quello dei Monti Sibillini e la Laga, ed i suoi sentieri toccano borghi medievali, boschi bellissimi e pascoli.fate pretare

E’ proprio sui Monti Sibillini che ci sarebbe la famosa Grotta della Sibilla, una antica sacerdotessa in grado di predire il futuro, tanto famosa che fin dalla notte dei tempi, da tutta l’Europa, vi giungevano negromanti e cavalieri erranti, che affrontavano viaggi lunghissimi e pericolosi per avere un suo oracolo. La versione originale della leggenda la descrive come una fata buona, veggente ed incantatrice, che possedeva il dono della conoscenza dell’astronomia e delle scienze mediche.fate antro

Nel suo antro, che altro non era che l’accesso al suo regno sotterraneo, essa era circondata da ancelle, le Fate, affascinanti creature che uscivano di notte e dovevano rientrare prima dell’alba, altrimenti sarebbero state escluse dal regno incantato.

Le Fate erano in contatto con il mondo, per esempio scendevano a valle per insegnare alle famciulle a filare ed a tessere le lane, ,ma poi ne approfittavano anche per avvicinare giovani pastori.

Adoravano ballare, e soprattutto nelle sere di plenilunio, si recavano dove c’era una festa per danzare con i giovani del posto. Pare addirittura che siano loro che hanno insegnato ai mortali “il saltarello”, la danza tradizionale marchigiana.

Le Fate erano bellissime, ma al posto delle gambe avevano delle zampe di capra che loro celavano portando lunghe gonne. Forse era per meglio arrampicarsi sui sentieri rocciosi.fata_luce

Purtroppo queste creature gentili e disponibili, ma anche decise e volitive, furono demonizzate, per secoli, dai preti e dai frati, ecco perchè, qualcuno pensa che ormai non vengano più nel mondo degli uomini. Si parla addirittura di una scomunica della loro regina che volle punirle per aver mostrato le appendici caprine. Qualcuno! Altri invece sono convinti che esse scorazzino ancora sui pendii della vallata. Le prove? Pare che a volte, quando si lasciano gli animali liberi sugli alti pascoli, le cavalle ritornino con la criniera pettinata con le treccine, e che, soprattutto nella zona di Santa Maria in Pantano, a Colle di Montegallo, verso Ascoli Piceno, al tramonto, sulle montagne, si vedano delle luci che si muovono come persone, chissà, forse sono proprio le Fate che camminano sui sentieri rocciosi.

Si potrebbero fare tante riflessioni antropologiche sulla leggenda delle Fate e della loro regina Sibilla,Sibillla_Appenninica_di_Adolfo_de_Carolis sui simbolismi, e sui ruoli, sempre riconducibili alle donne di creature che sostengono ma che puniscono anche, a volte protettrici e a volte, se indispettite da qualcosa, capaci di mandare maledizioni ed incantesimi, perchè in fondo hanno un carattere vanitoso ed egocentrico, permaloso ed irascibile. Anche la loro bellezza è simbolica perchè riconduce alla magia amorosa ma anche alla pericolosa soggiogazione del maschio.

Lasciamo queste considerazioni agli studiosi. A me piace credere all’esistenza di creature del mondo delle favole che per divertirsi fanno le treccine ai cavalli!!!!!


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