Le Cortigiane della Serenissima Repubblica di Venezia

Beatrice Mogetta

Venezia fin dal Medioevo fu una città crocevia di enormi traffici di ogni tipo. Quelli principiali, però, erano costituiti dai commerci, soprattutto di spezie, sale e stoffe preziose, e dai flussi di pellegrini che vi si imbarcavano per raggiungere la Terra Santa. Come ogni città che si sia trovata a gestire un numero così nutrito di visitatori, Venezia si organizzò adeguatamente per rendere più piacevole il soggiorno dei tanti viaggiatori, e questo, naturalmente, portò alla città dei guadagni ingenti. Nacquero così alberghi, locande, taverne, osterie e anche luoghi di piacere. Questo ultimo fenomeno nell’anno Mille, cominciò un po’ in sordina, fu relegato nei quartieri dell’angiporto (corrispondenti al Rialto di oggi), dove le prostitute, le “mamole” e i loro protettori i “bertoni”erano sorvegliati da pubblici ufficiali perchè non ne potessero uscire.

Fu dal Trecento in poi che le Cortigiane veneziane divennero famose in tutta Europa, diventando il simbolo di una città carica di sensualità, anche grazie ad alcuni grandi pittori dell’epoca, come Tiziano, il Tintoretto e il Veronese, che le usarono come modelle, giudicandole più adatte delle altre donne ad incarnare la femminilità trionfante e dirompente.

A riprova dell’importanza e dell’espansione del fenomeno rimangono ancora oggi i nomi di alcune calli e di alcuni ponti, che erano i punti nevralgici del piacere cittadino: la “Fondamenta del Buso” che richiama fin troppo esplicitamente il luogo battuto dalle “mamole”, il “Ponte delle Tette”aaapontedelle tette dove le signore che esercitavano il mestiere, venivano invitate, istituzionalmente, a mostrare i seni nudi per invogliare gli avventori in un momento in cui si temeva un dilagare dell’omosessualità, e la zona chiamata ancora oggi delle Carampane,aaacarampane dove si immagina che venissero relegate le meretrici che non erano più giovani e fiorenti.

Quello di Venezia fu il primo esempio di tolleranza e di regolamentazione della prostituzione.

Ad avvalorare la necessità di promuovere l’attività più antica del mondo si citavano niente di meno che due Padri della Chiesa: San Tommaso d’Aquino e Sant’Agostino. Il primo aveva affermato che la meretrice doveva essere tollerata perchè avrebbe evitato mali peggiori come la sodomia, l’adulterio e altri misfatti simili, e che era il legislatore che doveva permettere le trasgressioni più lievi per evitare quelle più gravi, mentre il secondo sosteneva. “togli le meretrici dalle cose umane e getterai tutto nel caos delle libidini”.

Così la Repubblica Serenissima promulgò delle leggi appropriate contro i “bertoni”, contro la violenza, sul tipo di abbigliamento che esse potevano usare, e soprattutto su quante tasse dovevano pagare. Inoltre vietava loro di esercitare il mestiere nelle feste religiose e di adescare clienti nelle chiese.

A rendere celebre Venezia come la capitale dei piaceri amorosi furono però le Cortigiane di alto rango, che erano donne bellissime, colte, raffinate, animatrici di salottti frequentati da artisti e letterati, spesso scrittrici e poetesse anch’esse, con una grande disponibilità di denaro, e che ostentavano un lusso e uno stile che non di rado dettava legge, a tal punto che si dovette imporre alle nobili (già pesantemente limitate da mille convenzioni sociali) di indossare in pubblico esclusivamente abiti neri come segno di distinzione sociale.

Queste affascinanti “dame” erano così ambite e ammirate che non di rado finivano per contrarre dei matrimoni fortunati.

Qualsiasi gentiluomo si trovava a passare per Venezia non mancava mai di visitare una Cortigiana. A tale proposito esistevano delle guide particolareggiate con nomi, indirizzi, prestazioni e tariffe, dato che la scelta era vastissima: si calcola che su una popolazione di 120.000 persone le prostitute censite fossero circa 20.000.

A mio parere uno dei quadri di Tiziano più belli, tra quelli raffiguranti le cortigiane, è la “Venere di Urbino”, che gli fu commissionato dal signore di Urbino, appunto, Guidobaldo della Rovere. Il capolavoro del celebre pittore veneziano che è esposto alla Galleria degli Uffizi a Firenze, rappresenta una cortigiana dallo sguardo languido ed invitante,aaavenere 2 con la parete scura alle spalle che esalta la luminosità e la perfezione dell’incarnato.

Più esplicito il dipinto “Danae” esposto al Museo del Prado a Madrid, dove la cortigiana, sempre nuda e disponibile è affiancata dalla “mezzana” che tende il grembiule per accogliervi la cascata di monete d’oro.aaadanae

Mi chiedo se una tale regolamentazione non si potesse attuare anche oggi, dato che mi sembra che il sistema adottato cinquecento anni fa, fosse ancora più etico, corretto e illuminato di tanti quartieri “a luci rosse” di Paesi Europei tanto portati ad esempio di civiltà e di decoro. Trovate che sia una considerazione troppo semplicistica? Pensate che con le tasse delle cortigiane l’Università della Serenissima potè ingaggiare due importanti ed ambiti professori di Diritto…per esempio!!!!


This post has been viewed 2,634 times

REKLAMA

banner italiaamicamia.com

Leave a Reply

||Blog Aukcja charytatywna “Żeby Ewa żyła w Raju” ||english Murder in Cairo ||Enogastronomia Crescioni Margherita ||finanza Tassazione in Polonia ||Francais Crescioni Margherita ||German Riva del Garda? Wunderschoene! ||MEDIA & WEB Ci lascia il maestro Ettore Scola ||medicina estetica e benessere Andare in bicicletta ? si grazie! ||Misteri Le interviste impossibili di Camilla de Candey: Cristoforo Colombo ||News Galeria Zbylut Krystyna ||po polsku Aukcja charytatywna “Żeby Ewa żyła w Raju” ||sagre italiane 10 curiosità che nessuno ti aveva mai detto su San Valentino ||SPORT Andare in bicicletta ? si grazie! ||spreaker Easy Biker! ||TopNews Aukcja charytatywna “Żeby Ewa żyła w Raju” ||Uncategorized Galeria Zbylut Krystyna ||Video Impariamo a cantare?