Le interviste impossibili di Camilla de Candey: Elena del Montenegro

Camilla de Candey

Un 8 gennaio di tanti anni fa, in un piccolo e modesto paese, capitale di un piccolo principato balcanico, veniva alla luce una principessina.

Sembra l’inizio di una favola, ed in effetti di una favola si tratta, anche se parliamo di un personaggio reale.AAelena2

Nella mia “intervista impossibile” di oggi, cercherò di farmi raccontare questa favola dalla principessa che ne è stata la protagonista: Elena del Montenegro, divenuta poi, sposando Vittorio Emanuele III di Savoia, Regina d’Italia e Imperatrice di Etiopia.AAElena e vittorio

Domanda: Maestà, parlatemi dei vostri natali

Risposta: Camilla, chiamami Elena, o meglio Jelena, per favore! Ebbene io nacqui a Cettigne, l’8 gennaio del 1873. Ero la sesta figlia del principe Nicola I, un piccolo principe, in verità, con una piccola reggia, appena più grande delle case dei nostri sudditi. Dopo una prima infanzia felice passata con la mia famiglia, fui mandata a San Pietroburgo, nel prestigioso collegio femminile di Smol’nyl, dove venivano mandate a studiare tutte le principesse slave. Ovviamente frequentare la corte dei Romanov era un diritto ed un dovere.

  1. Voi Jelena, siete passata alla storia per la vostra cultura, la vostra sensibilità, il vostro pragmatismo, ma anche per la vostra bellezza.

R. Io mi consideravo troppo alta, ero un metro e ottanta.AAElena3

  1. Non scherzate! Il vostro impegno incessante e appassionato in innumerevoli iniziative benefiche, vi hanno valso l’apertura di un processo di beatificazione.

R. Per me era doveroso occuparmi dei più sfortunati. La religione cristiana che fui costretta ad abbracciare, abiurando la mia fede ortodossa, non dice forse “vendi tutto quello che hai e dallo ai poveri?”

  1. Certamente, ma di esempi come il vostro ce ne sono pochissimi. Voi vi impegnaste anche in prima persona, ad esempio durante il catastrofico terremoto di Messina, nel dicembre del 1908, vi recaste là con vostro marito, e mentre lui coordinava i soccorsi, voi vestita con un semplice ed anonimo abito nero, pallida, sconvolta, ma imperterrita, scavavate macerie e curavate feriti, facendo valere la vostra autorità, solo quando dovevate ottenere interventi più rapidi.AATerremoto

R. Mio Dio che catastrofe! La popolazione venne in buona parte decimata.

  1. Sono tante le cose che vi hanno contraddistinto, ma noi, inguaribili romantici, vogliamo sapere della vostra storia d’amore.

R. Cominciamo col dire, Camilla, che mio padre “sistemò” tutte le sue figlie, facendole sposare ai rampolli di diverse case regnanti europee, tanto che con ironia, veniva chiamato “il suocero d’Europa”. Io venni destinata alla famiglia reale italiana. I motivi erano principalmente due: L’opportunità per l’Italia di avere una maggiore apertura verso il mondo slavo, e la necessità di evitare una nuova unione tra consanguinei. Tutte le casate europee erano imparentate tra di loro, e questo aveva portato ad un indebolimento fisico tale, che si erano diffusi difetti genetici e malattie come l’emofilia. Senza contare che i Savoia erano piccoli ed emaciati.

Vittorio Emanuele, nonostante questo, però, disse che non avrebbe mai accettata una moglie che non gli fosse piaciuta. Era un momento, per lui, di grande contrasto con i genitori, e soprattutto con la madre, l’energica regina Margherita.

Fu proprio la regina, insieme col primo ministro Francesco Crispi, ad architettare un piano per farci incontrare, come se la cosa fosse casuale. Il luogo era il teatro “La Fenice” di Venezia, in occasione dell’Esposizione Internazionale d’Arte.

L’incontro fu un successo! Il principe rimase incanatato da me, dal mio sguardo intelligente e franco, come mi disse poi. Ed io lo amai dal primo momento che lo vidi. E non mi accorsi della sua poca avvenenza fisica, e della differenza di statura (era alto meno di un metro e sessanta). Non saprei dire cosa fu.

  1. Voi che eravate una valente poetessa, come vostro padre, scriveste per lui una poesia, già quella prima sera.

R. ….ed ella tenne aperti gli occhi, vide dominanti belle montagne, vide le meravigliose vallate, vide lo splendore dorato del sole……..poi chiuse gli occhi, e veramente vide ciò che vi è di più bello; vide l’immagine dell’amato, che all’amore rispondeva con l’amore. Egli è venuto dal mare, dal mare egli è venuto………

  1. Dopo un secondo incontro in Russia, lui vi chiese in sposa. Fu un matrimonio piuttosto semplice, e questo fece sparlare a lungo i nobili europei, e anche il vostro viaggio di nozze, all’isola di Montecristo, dove viveste solo del vostro amore e del contatto con la natura, venne considerato singolare.

R. E’ vero, ma del nostro matrimonio, è rimasta una consuetudine che si pratica ancora oggi: quella di ringraziare i partecipanti alle nozze con un regalino. Fummo i primi a regalare la bomboniera.

  1. Il vostro matrimonio, fu lungo e felice, coronato dalla nascita di cinque figli.AAElena figli

R. E’ vero, facemmo in tempo a festeggiare le nostre nozze d’oro. Ma anche noi abbiamo avuto i nostri lutti e le nostre disgrazie. Abbiamo vissuto un lungo periodo, tra i più turbolenti della Storia. Io fui sempre accanto a mio marito. Quando, dopo la guerra, egli abdicò in favore di nostro figlio Umberto, andammo in esilio in Egitto. Fu ad Alessandia che festeggiammo i conquant’anni di matrimonio,AAElena nozze doro e fu sempre là che egli morì il 28 dicembre del 1947.

  1. Voi gli sopravviveste circa cinque anni, ma vi ammalaste di cancro, e vi trasferiste a Montpellier per curarvi. Dicono che i vostri ultimi anni, furono all’insegna della povertà. Vi assistette solo una fida domestica.

R. Secondo i criteri delle esigenze di un nobile, può darsi. Io disponevo di ciò di cui avevo bisogno. Il superfluo mi era servito per alcune opere assistenziali.

  1. Anche nella sepoltura non rinunciaste alla vostra semplicità: una tomba semplice e quasi anonima nel cimitero di Montpellier.AATomba Chapeau Jelena! Ma come sempre succede, anche una perla fulgida come voi ha i suoi detrattori: vi rimproverano di aver costretto l’Europa a tollerare gli zingari, in quanto, forse, di etnia “rom”anche voi.

    R. E’ vero che nel mio Paese la presenza “rom” era importante, ed è anche vero che una principessa proveniente da un regno “barbaro” dove l’attività di tutti era la pastorizia, era un facile bersaglio per le critiche gratuite della “buona società” italiana. In realtà io non avevo particolari simpatie per gli zingari. Ma in quel momento i nomadi non erano invisi come oggi. Zingari e gitani suscitavano curiosità e simpatia; gli artisti di Montparnasse non si definirono “bohemiens” (si credeva che gli zingari provenissero dalla Boemia) e le sigarette preferite dai francesi non erano le Gitanes? Gli zingari erano musicisti, protagonisti di operette, artisti di circo, o più semplicemente ramai e artigiani,

    Io mi ricordo di spettacoli di zingari russi durante il mio soggiorno a San Pietroburgo, e può darsi che abbia ricordato con nostalgia le loro performance nelle feste a corte. Ma da quello a dire che imporli all’Europa sia stata una mia responsabilità, beh credo sia un po’ esagerato.

    D. Grazie di questa chiacchierata Jelena, regina d’Italia. Una regina del popolo, coerente fino alla morte, che insegnò alle sue figlie a cucire e a fare i dolci, ma che ancora oggi rappresnta il gioiello più prezioso del tesoro dei Savoia, ai quali regalò un rinvigorimento della razza ma anche un rinnovamento dell’immagine. Voglio salutarvi ricordando un’ultimo vostro episodio, per me molto commovente: quando foste costretta ad abiurare la vostra religione (vostra madre non ve lo perdonò, e si rifiutò di partecipare ai riti matrimoniali), voi eravate veramente in pezzi. Il piccolo, grande Vittorio Emanuele vi sostenne, tenendovi la mano, e facendovi coraggio, per tutto il tempo.AAAbiura Ancora un esempio di coraggio, di sentimenti profondi e di alti ideali. Ancora e ancora chapeau!

    R. Addio Camilla, grazie a te.


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