Le interviste impossibili di Camilla de Candey: Giuseppe Dosi, un grande detective

Camilla de Candey

La storia che vi voglio raccontare oggi è una di quelle che ci lasciano dentro sentimenti contrastanti. Se da una parte, la persona alla quale farò la mia “Intervista impossibile”, è una di quelle che ci fanno sentire fieri di essere italiani, soprattutto perchè con il suo operato, le sue capacità, la sua intelligenza, la sua onestà, e chi più ne ha più ne metta, ha lasciato una traccia profonda nella storia giudiziaria del nostro Paese, dandoci lustro anche in campo internazionale, dall’altra lascia in bocca un amaro tale, quello che si prova solo davanti alle ingiustizie più becere. E non basta, per trovare un po’ di consolazione, pensare che tutto è avvenuto a causa della politica di un determinato momento storico. I poteri forti hanno sempre la posssibilità di gestire le cose secondo i propri interessi, calpestando brutalmente sentimenti, dignità, verità, in una vergogna senza fine.aaaaaaaadosidue

Domanda. Signor Giuseppe Dosi, lei è andato in pensione, quando era ormai stato nominato Questore, nel 1956. Quando nacque?

Risposta. Esatto Camilla! Io nacqui nel 1890. Mio padre era un sottufficiale dei Carabinieri. Io a 23 anni feci il conocrso per Delegato di Pubblica Sicurezza, un Commissario di oggi. Mi classificai terzo su seicento candidati.

  1. Lei aveva delle qualità artistiche, suonava, recitava, dipingeva. Perchè quella scelta?

R. Più di tutto ero affascinato dalle indagini. Fui il primo, penso, che usò dei metodi….come dire, un po’ particolari. Ero un mago dei travestimenti, e mi intrufolavo, opportunamente camuffato, ovunque c’era da scoprire qualcosa. Come quella volta che mi occupai del misterioso incidente che coinvolse il grande Gabriele D’Annunzio, nel ’22. Per scoprire se fu un incidente o se qualcuno lo avesse spinto giù dalla finestra, mi travestii da pittore. Il Vate pretese un estremo riserbo sulla faccenda, ma io ero riuscito ad ingannare quell’uomo intelligentissimo. Lui che faceva fare anticamera ai potenti e perfino ai propri figli, mi concesse di entrare al Vittoriale, e quando fui scoperto, redassi il mio rapporto, che però non è stato mai reso noto. Una storia di donne comunque, provocò la caduta accidentale. Altro non posso dire.aaaaaaadannun

  1. Il 4 novembre del 1925, riuscì persino a sventare un attentato contro il Duce.

R. E gia…..

  1. Mentre lei era occupato in una indagine dietro l’altra, Roma era sconvolta da una serie di rapimenti di piccole bambine, che un pedofilo assetato di sangue, violentava e poi uccideva barbaramente.

R. In un arco di tempo di poco più di tre anni, le piccole vittime furono sette. Cinque di loro furono uccise. Puoi immaginare la pressione a cui eravamo sottoposti? Da parte delle autorità veniva richiesto un colpevole a tutti i costi. Fu un periodo tremendo. Furono arrestate decine di persone, e le indagini furono convulse e, forse per questo, poco efficaci. Non dimentichiamoci che nel frattempo ci fu anche il delitto del Deputato socialista Giacomo Matteotti, che pochi giorni prima aveva osato denunciare le evidenti illegalità delle elezioni del ’24.

  1. Il “capro espiatorio” fu Gino Girolimoni, un mediatore assicurativo, gentile e perbene, che si trovò incastrato da prove prefabbricate.aaaaaaaagirolimoni

R. Io mi resi subito conto che si trattava di un clamoroso errore giudiziario. Ovviamente fui ampiamente diffidato dai miei superiori ad occuparmi del caso. Ma io incurante, smontai tutte le accuse. E riuscii a farlo assolvere per non aver commesso il fatto. Solo che la notizia del suo arresto riempì le prime pagine dei giornali, mentre quella della sua assoluzione, come spesso succede, passò sotto silenzio. E il pover’uomo ne ebbe l’esistenza sconvolta, tanto che ancora oggi a Roma il nome di Girolimoni è ancora sinonimo di pedofilo. Lui che era benestante, morì solo e in povertà. Al suo funerale, dietro al feretro, c’ero solo io.

  1. Intanto lei si prodigava per trovare il vero colpevole, e le sue indagini andarono in tutt’altra direzione.

R. Si, io concentrai le mie indagini su un anziano pastore anglicano inglese, Ralph Lyonel Brydges,aaaaaanglicano già pregiudicato per crimini sessuali ai danni di bambine. Io accumulai svariate prove contro di lui, ma mi scontrai contro il classico muro di gomma. Il governo inglese, nella persona dell’Ambasciatore, e il Vaticano, offrirono tutto l’appoggio a quel turpe individuo, permettendogli di fuggire in Sudafrica, dove per altro uccise ancora un’altra bimba. Io che non mi davo pace, e con ostinazione mi battei per assicurarlo alla giustizia, fui prima allontanato da Roma, poi arrestato e portato a Regina Coeli, come elemento pericoloso, e mi feci anche 17 lunghi mesi in un manicomio criminale. Per essere liberato dovetti aspettare il 1940. E in quel periodo feci il giornalista per una EIAR (la Rai odierna), semiclandestina. Mi licenziarono quando mi rifiutai di lavorare per la radio della Repubblica Sociale.

  1. Lei venne in possesso di importanti documenti che i nazisti persero nella loro fuga da Roma.

R. Non è che li persero, credevano di averli bruciati, ma nella fretta non si accorsero che molti non avevano preso fuoco. Erano quelli relativi ai detenuti di via Tasso, la prigione comandata dal colonnello Kappler. Li usai come merce di scambio, per pretendere che la mia carriera di poliziotto fosse riabilitata. E venni promosso Questore nella Divisione Affari Riservati.

Da allora fu tutto un crescendo di soddisfazioni, anche in campo internazionale. Contribuii alla fondazione dell’Interpol, per contrastare la criminalità internazionale, e ne coniai il nome.aaaaaaainterpol Partecipai ad importanti indagini su grossi traffici di droga e sulle mafie, soprattutto su quella italo-americana.

  1. Lei fu congedato nel 1956, ma la sua attività non si arrestò.

    R. No, infatti fondai una mia società di investigazioni, e mi dedicai anche a scrivere alcuni libri.

    D. Il presunto pedofilo assassino che fine fece?

    R. So che si trasferì a Toronto, dove morì novantenne. Il non aver potuto dare un volto certo al “mostro di Roma”, è una cosa che mi ha sempre addolorato. Racconto tutto nel mio libro del 1973 che si intitola “Il Mostro e il Detective”.

    D. Proprio il 24 di questo mese è stato presentato, presso la Scuola Superiore di Polizia, il libro “ Dosi. Il poliziotto artista che inventò l’Interpol italiana”, una sua bella biografia curata dal Dott. Raffaele Camposano. Un ulteriore riconoscimento.

    R. Sembra di si.

    D. Lei morì nel 1981. Una vita che sembra un film, dove lei maestro dell’arte delle investigazioni, fu un protagonista meravigliosamente avvincente.

    R. “Sangue ed educazione, scienza ed esperienza più della scaltrita Polizia, mi resero una strana specie di irrequieto segugio, sovente, a suo danno più intuitivo che furbo, più chiassoso che mordace”

    D. Bellissimo! Grazie Giuseppe Dosi!aaaaafiore

    R. Grazie a te Camilla.


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