Le interviste impossibili di Camilla de Candey: Giuseppe Garibaldi il massone

Camilla de Candey

Che la Massoneria abbia da anni un ruolo in tutte le vicende storiche, sociali ed economiche è una cosa ormai assodata e non una semplice “teoria del complotto”, come qualcuno riduttivamente la considera.

Proviamo a descrivere cos’è la Massoneria: Alla fine di un processo che aveva attraversato tutto il ‘600, a Londra, nel 1717 nasce la Massoneria, forse derivata da alcune infiltrazioni esoteriche nelle corporazioni di origine medievale e cattoliche dei “Liberi muratori”. Invigorita dall’influenza dei Rosacroce, l’idea massonica prende sempre più piede: le corporazioni di mestieri vengono trasformate in organizzazioni filosofiche, che cercano di far predominare una impostazione dove la verità scaturisce solo dal consenso e dalla libera discussione, e non da dogmi e da principi assoluti. Tutto questo con l’ausilio di un razionalismo di tipo illuminista, per quanto riguarda alcune Logge, e un esoterismo che cerca la matrice trascendente e segreta di tutte le religioni per altre.simboli_massonici

La Chiesa che invece è fondata sui dogmi e su principi morali non discutibili, ha sempre condannato la Massoneria, da Papa Clemente XII, nel 1738, fino ai giorni nostri con una dichiarazione firmata dal cardinale Ratzinger e da Giovanni Paolo II che afferma che “i fedeli che appartengono alle associazioni massoniche sono in stato di peccato grave e non posssono accedere alla Santa Comunione”.

Ci sono delle tesi, secondo le quali, la Massoneria è stata l’artefice del Risorgimento, anche se in quel periodo, soprattutto dopo la caduta di Napoleone, era stata messa al bando in Italia, per risorgere solo nel 1859, a Torino, con la fondazione della Loggia Ausonia e del Grande Oriente d’Italia, volute da Costantino Nigra, un uomo politico vicinissimo a Cavour.

Però molti protagonisti del Risorgimento erano affiliati a Logge straniere, sia per ragioni politiche e sia per una avversione nei confronti della Chiesa Cattolica.

Emblematico in questo senso è il “caso” di Giuseppe Garibaldi, che da tutti è considerato l’artefice dell’unità d’Italia.

Immaginiamo di poter chiedere direttamente a lui di descrivere la sua figura che è sicuramente più complessa di quella che ci hanno tramandato i libri di storia.

Domanda: Generale Garibaldi, voi siete il generale per antonomasia, il personaggio di spicco del Risorgimento, un eroe che ha combattuto in mezzo mondo, dall’Europa all’America Latina, un protagonista assoluto della Storia, al quale ogni città ha dedicato una strada, una piazza o un monumento. Voi però conduceste anche una vita, per certi aspetti, discutibile.

Risposta: Ti riferisci alle mie “attività” dai 28 ai 40 anni?

D: Si, per esempio a quando facevate il corsaro.

R: Io sono sempre stato affascinato dai grandi pirati del passato e per un periodo li emulai assaltando le navi e depredandole. Il salto di qualità lo feci quando, con i finanziamenti della Carboneria, riuscii a mettere in mare una nave di venti tonnellate per assaltare le navi brasiliane. Fui dichiarato per questo corsaro e pirata del fiume Rio Grande.

D: Perchè in Uruguay vi schieraste con gli inglesi?

R: Dovevo combattere contro l’egeminia spagnola, che odiavo per essere troppo cattolica.

D: Volevo chiedervi di come avete conciliato i vostri principi di libertà e fratellanza con il traffico di schiavi che facevate nel 1852. Ma ho già capito che sulle vostre ombre preferite sorvolare. Torniamo al fattore religioso allora. Vi cito due vostri passaggi che mettono in luce la vostra totale mancanza di diplomazia. Nel primo parlate di Papa Pio IX in questi termini: “è un metro cubo di letame…Acerrimo nemico dell’Italia e dell’Unità. La più nociva di tutte le creature, perchè egli, più di nessun altro, è un ostacolo al progresso umano, alla fratellanza degli uomini e dei popoli. Se sorgesse una società del demonio, che combattesse dispotismo e preti, mi arruolerei nelle sue file”,

il secondo è inserito nel vostro testamento e recita: “Siccome negli ultimo momenti della creatura umana, il prete, profittando dello stato spossato in cui si trova il moribondo, e della confusione che sovente vi succede, s’inoltra, e mettendo in opera ogni turpe stratagemma, propaga con l’impostura in cui è maestro, che il defunto compi, pentendosi delle sue credenze passate, ai doveri di cattolico, in conseguenza io dichiaro che, trovandomi in piena ragione oggi, non voglio accettare, in nessun tempo, il ministero odioso, disprezzevole e scellerato d’un prete, che considero atroce nemico del genere umano e dell’Italia in particolare. E che solo in stato di pazzia e di crassa ignoranza, io credo possa un individuo raccomandarsi ad un discendente di Torquemada”

R: Beh, io non ho mai nascosto il mio anticlericalismo. Comunque non per questo io mi consideravo ateo. Solo che io fin da giovane mi interessai alle società segrete, e nel 1844, a Montevideo iniziai la mia storia di massone. Dopo 18 anni, a Torino, arrivai al 33° grado e ricevetti la carica suprema di “Gran Hierofante del Rito Egizio del Menphis-Misraim” nel 1881.

Frequentai diverse Logge massoniche, da Londra a New York, da Palermo, dove c’era il Grande Oriente, a Parigi. Nel 1864 divenni “Sovrano Gran Commendatore del Gram Consiglio” e mi impegnai alla creazione di Logge massoniche femminili, osteggiate dalle ali più conservatrici.

D: E’ vero che la “Spedizione dei Mille” fu finanziata dalla Massoneria Inglese?

R: La Storia vi ha fatto credere che la nostra impresa, così determinante per l’Unità d’Italia, fosse una cosa improvvista e i “Mille” un manipolo di eroi che come per miracolo conquistò tutta l’Italia meridionale, battendo un esercito molto più potente e attrezzato. Non è andata esattamente così: noi ricevemmo un enorme finanziamento in piastre turche, con il quale comprammo l’appoggio di generali, alti funzionari e uomini politici borbonici che non di rado erano massoni anche loro.partenza_da_quarto

La spedizione fu programmata nei minimi particolari e pianificata da tutta la Massoneria internazionale. A Londra, per esempio, venne formata la “Legione Britannica” un gruppo di mercenari, preparati e feroci che diedero un contributo determinante alla mia impresa. Quando appprodammo avevamo le spalle coperte da dai piroscafi inglesi.

D: La consuetudine di programmare tutto a tavolino è una caratteristica della Massoneria.

R: Si, si chiama “ingegneria sociale” usata soprattutto quado la Massoneria si è impegnata nella costruzione di nazioni, fin dai tempi delle utopie dei Rosacroce.

D: Anche per l’Italia immagino che sia stato così. La nostra Unità, è stata costruita in laboratorio?

R: Più o meno credo sia esatto, anche se soprattutto sul piano culturale.

D: A questo proposito non pensate che bisognava tenere più presenti certe caratteristiche locali, e che una soluzione federalista sarebbe stata più opportuna di quella che si privilegiò, ovvero il centralismo e lo statalismo?

R: Se debbo essere sincero, io, i miei uomini, la Massoneria abbiamo fatto l’Italia. Forse non dovevamo pretendere di fare anche gli italiani. Un popolo non si programma a tavolino, ma deve essere guidato tenendo conto del suo retaggio storico e culturale. La scuola pubblica, per esempio, disegnata dalla Massoneria, alla lunga si è dimostrata un fallimento, e ne pagate le conseguenze ancora oggi.

D: Un’ultima curiosità: il rosso delle camicie, che la storia ci racconta come scelta fortuita, aveva un significato diverso?

R: Il rosso è il colore del sangue, del cuore, dei muscoli: della vita insomma. Ma anche della passione, dell’aggressività, della voglia di combattere e di vincere. E’ infatti il colore del grado iniziatico massonico dell’Arco Reale.

D: Perchè questo aspetto della vostra personalità viene taciuto?

R: Tante cose meriterebbero una revisione storica. Nel mio caso esiste un’ampissima documentazione sulla mia appartenenza alla Massoneria,a gran maestro e se non bastasse molti simboli massonici compaiono sui monumenti a me dedicati, come la stella a cinque punte, la pentaifa, che rappresenta l’uomo e la sua natura divinizzante, sopra alla stele posta sullo scoglio da cui partì la spedizione dei Mille, e la squadra e il compasso ai piedi della mia statua equestre a Roma.a roma

D: Due mondi sono anche dentro di voi, uno materiale e pragmatico e l’altro esoterico.

R: Non l’ho mai nascosto. Emblematica è una mia dischiarazione: “Per pessimo che sia il governo italiano, ove non si presenti l’opportunità di facilmente rovesciarlo, credo meglio attenersi al gran concetto di Dante: fare l’Italia anche col diavolo!”

D: Grazie Generale. E’ quello che ci prefiggiamo noi di I di Italia. Grazie di questa frase, sembra che  dia un senso anche al nostro lavoro!!!!


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