Le interviste impossibili di Camilla de Candey La strega Matteuccia daTodi

Camilla de Candey

Tra il XIII ed il XVIII secolo molte donne furono accusate di stregoneria e messe al rogo crudelmente e spesso ingiustamente. I pretesti utilizzati per le accuse erano diversi, per esempio, venivano definite streghe quelle che curavano i malati con le erbe, oppure coloro che erano considerate di peso per la società come le vedove o le donne malate, o ancora chi aveva un temperamento ribelle e disprezzava la legge e la morale dell’epoca.
Un comportamento dell’essere umano che ritroviamo spesso nel corso della storia riguarda i bisogno di perseguitare tutti gli “outsider”, cioè tutti coloro che sono estranei al mondo “normale”. Le società infatti hanno da sempre sentito il bisogno di costruirsi un capro espiatorio, di denunciarlo e di sterminarlo al fine di purificare e di negare il proprio “diavolo in corpo”, ovvero di disconoscere le passioni più torbide e gli istinti più bassi e nascosti, proiettandoli in un soggetto spesso privo di difesa giuridica. Ancora oggi, il termine “caccia alle streghe” rappresenta un modo per definire ogni tipo di persecuzione nei confronti di chi assume un comportamento deviato.
I primi casi di processi per stregoneria avvengono nell’alto Medioevo, ma è tra il 1500 e il 1600 che in Europa la Santa Inquisizione si attiva più alacremente. Si parla di almeno 12.000 condanne a morte, ma sicuramente furono molte di più. La caccia alle streghe ha riguardato soprattutto i paesi dell’Europa Centrale. In Italia furono adottate misure un po’ meno drastiche, ed è per questo, forse che la figura della strega, soprattutto nel meridione ha ancora un posto di primo piano.
Ma chi, meglio di una strega vera, può toglierci tutte le curiosità su queste sinistre figure!?!?
Immaginiamo di intervistare oggi, Matteuccia da Todi, conosciuta perchè il suo fu il primo processo per stregoneria in Italia. Ci sono ancora i documenti, e da questi si è potuta ricostruire la sua vicenda.
Domanda: Matteuccia, voi finiste sul rogo nel 1428, ma dove nasceste?
Risposta: Io sono nata a Ripabianca vicino Todi.
D: Voi foste accusata di stregoneria con almeno trenta capi d’accusa, e risultaste rea confessa.
R: Voi conoscete i metodi usati dall’Inquisizione per ottenere le confessioni? Iniziavano con torture leggere, tutte annotate dal notaio, E se l’accusata ancora non confessava, le venivano mostrati tutti gli strumenti che avrebbero adoperato per proseguire il martirio. Spesso si continuava per giorni. L’assurdità era che poi la famiglia dell’accusata, era costretta a pagare le torture: per la corda usata per lo strangolamento, 2 talleri, per il rogo 4 talleri, la ruota 4 talleri e così via. La lista era lunga.
D: Quali erano i capi d’accusa più salienti?
R: Fui riconosciuta donna di cattive abitudini di vita e di malaffare, pubblica incantatrice, fattucchiera, autrice di sortilegi, ed esecutrice di riti pagani, ispirata da spirito diabolico, ma soprattutto fui accusata di operare sortilegi per far amare le mogli dai mariti e viceversa.
D: Cosa c’era di vero?
R: Io in realtà ero famosa in tutta l’Umbria perchè disponevo di un bagaglio di formule, segni e riti, unguenti e filtri, di tutto rispetto, e potevo risolvere tanti problemi: guarire malattie sia fisiche che dell’anima, trovare rimedi perchè le donne non venissero trascurate dai loro mariti, per quelle che venivano picchiate dai loro uomini, impedire l’unione carnale di una coppia, impedire o favorire la fertilità.
D: A proposito, si dice che le strghe si cospargessero di un unguento fatto con sangue di avvoltoio, sangue di nottola e sangue di bambini lattanti e che poi pronunciassero la formula magica:”Unguento Unguento, mandame al noce de Benevento, supra acqua et supra vento, et supra omne maltempo” , e che poi spiccassero il volo per andare a celebrare i loro riti diabolici.
R: Nella storia del Noce di Benevento,il-noce-di-Banevento si fondono delle credenze antichissime. Il culto di Iside per esempio, tanto che a Benevento c’era un tempio dedicato a questa divinità (un obelisco di quel tempio è in mezzo ad una delle piazze della città),obelisco e ancora la venerazione degli alberi da parte dei Longobardi che governarono Benevento per 500 anni. Senza contare poi che sulle rive del fiume Sabato, si trovano tantissime erbe, sia benefiche che mortali.sabato
D: E’ per questo che nel circondario il mito delle streghe è ancora così presente?
R: Si! A Benevento, ancora oggi, si chiamano Janare (forse dalla dea Diana, o forse dal latino Janua, che significa porta: la tradizione vuole che esse possono passare sotto le porte).
D: Quali sono i rituali che ancora oggi si compiono per fermare le Janare?
R: E’ necessario mettere davanti alla porta un scopa e del sale. La Janara, prima di entrare, è costretta a contare tutti i fili della scopa e tutti i granelli del sale. Nel frattempo si fa giorno e la luce la costringe a fuggire.
D: Matteuccia, voi credete all’esistenza delle streghe?
R: In uttte le donne c’è una strega. E tutte, tutte, sono capaci di volare. Se non altro con la fantasia.
camilla de candey


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