–Montalcino ed il suo Brunello. Che belle storie!!!!!

Beatrice Mogetta

Una storia molto affascinante è quella di Montalcino, stupendo paese medievale sulle colline senesi, che solo dagli ultimi 30 anni è strettamente correlata al suo famoso Brunello, il vino più amato al mondo. Facciamo solo un breve accenno alla storia millenaria di questo luogo che nell’anno 1100 divenne una roccaforte della Repubblica di Siena. Molto importante, data la sua posizione strategica, venne fortificata con possenti mura per resistere alla guerra con Orvieto e Montepulciano. Dopo anni in cui Firenze e Siena se la contesero aspramente, solo nel 1361 i montalcinesi divennero cittadini senesi a tutti gli effetti. Si edificò così la famosa e possente rocca, le mura furono ulteriormente rinforzate e pian piano nel 1492 il borgo fu elevato al grado di città e nominata diocesi da papa Pio II Piccolomini. Fu il periodo del suo massimo splendore, dopo di che seguì le vicende politiche e storiche di Siena. Nella seconda metà dell’Ottocento, un viticultore cominciò a studiare e sperimentare un clone del vitigno “Sangiovese”, che chiamò il “Sangiovese Grosso”. L’uomo si chiamava Clemente Santi e l’uva che produsse prese il nome di “Brunello” a causa del colore particolarmente scuro degli acini. Solo intorno al 1860 il nipote di Clemente, Ferruccio, cominciò a produrre un vino con quelle uve, che si rivelò subito di eccellente qualità. I grandi successi, però, non superarono i confini di una ristretta cerchia di intenditori. Dopo la guerra, poi, divenne quasi introvabile a causa del progressivo abbandono delle campagne. Negli anni ’60 si tentò un rilancio dell’agricoltura, anche grazie ai contributi CEE, e vennero nuovamente piantati dei vitigni nella zona di Montalcino. Solo nel 1966, dopo la concessione della Denominazione di Origine Controllata e la costituzione di un Consorzio di tutela, la produzione del Brunello compie un enorme passo avanti, anche se bisognerà aspettare il1980 per avere anche la DOCG, che ne sancirà la consacrazione anche in ambito internazionale. Da allora tante aziende sono nate ed hanno coperto di vigneti tutto il territorio circostante, fino a che, con i suoi 15 Km diagonali ed i suoi 20.000 ettari, non è divenuto il più grande vigneto d’Europa. Un terreno particolare ed unico, nel suttosuolo pare sia stato trovato il fossile di una balena, che è diventato il luogo ideale per vivere anche di tanti stranieri, tedeschi, svizzeri, americani, danesi (tanti), ci abitano in pianta stabile. (Gli inglesi preferiscono il Chiantishire). Due le storie più significative. Una è quella che riguarda il “Castello Banfi”, per raccontare la quale bisogna partire dagli Stati Uniti: una famiglia di importatori di vini, i Mariani, fanno fortuna con un lambrusco frizzante e poco alcolico che incontrò il gusto degli americani. Lo scandalo del vino al metanolo degli anni ’80, provocò una grande crisi che colpì tutti i settori legati all’enologia. I Mariani, che avevano acquistato l’azienda “Castello Banfi” nel 1970, con molto coraggio dato che era in una zona agricola molto depressa, decidono che quell’acquisto poteva rappresentare la loro rinascita e si dedicarono anima e corpo all’impresa. Grande successo, ed una attività che non conosce soste, sempre innovativa e alla ricerca di nuovi stimoli, per una grande azienda che esporta milioni di bottiglie in USA, Inghilterra, Russia, Giappone, Corea, Germania e Svizzera. La seconda storia è ancora più singolare. “Querce Bettina” è una piccola azienda che vinifica il famoso “Sangiovese Grosso” con metodi artigianali e produce tre soli, ma splendidi, vini: Brunello di Montalcino DOCG, Rosso di Montalcino DOC e Toscana IGT, oltre a produrre olio, confetture e una grappa di vinacce eccellente. Roberto Moretti, dirigente di una multinazionale di Milano, durante una trasferta di lavoro a Lucca, si innamora di quei meravigliosi luoghi di relax e riflessione, lontani anni luce dalla frenetica Milano. Tornandoci per alcuni weekend, si fa strada nel dirigente milanese il desiderio di possedere una casa sul posto. Gli propongono una proprietà, incolta e quasi boschiva, ma con un prezzo accessibile. Lui, da buon economista, la compra pensando di rivenderla quasi subito ad un prezzo maggiore. Un amico agronomo gli suggerisce di sfruttare la tenuta per produrre del vino, visto che la qualità dei terreni della zona si sta rivelando elevatissima. Era il 1990, Roberto era alle soglie della pensione e dopo un momento di sbalordito stupore, si entusiasma all’idea, sentendosi comunque non poco incosciente. Si costruisce la casa, dissoda il terreno, pianta i vitigni dopo 9 anni. Il primo vino, un Brunello, nel 2004. L’annata è una di quelle fortunate e nel 2009, quando viene messo in commercio, dopo i 5 anni canonici di invecchiamento, vince un sacco di premi e viene giudicato “elegante e raffinato”. Il nome dell’azienda, “Querce Bettina” deriva da una leggenda del posto che parla di una vecchina, Bettina appunto, che sotto una vecchia quercia narrava ai viandanti storie di mistero e magia. Roberto Moretti ha cercato spesso coraggio nella storia di Bettina durante il suo salto nel vuoto, ma oggi è molto felice e realizzato. Con romanticismo dice che il suo vino è fatto per piacere e non per profitto, anche se ammette che il guadagno che ne ottiene è fondamentale per il perpetuarsi del progetto. Andare alla tenuta è bellissimo, tour guidati nelle cantine e nelle vigne, la degustazione dei prodotti ma soprattutto i racconti appassionati dell’imprenditore che cerca di far vivere ai visitatori le emozioni che egli riceve dalla sua nuova vita. Queste due storie, una che parla di una grande impresa e l’altra che invece racconta una piccola realtà hanno una matrice comune: l’amore per la viticultura, e chissà che non ci possano fornire qualche spunto di riflessione, quando chiusi negli abitacoli delle nostre auto, nel traffico per ore, solo per percorrere pochi chilometri, ci troviamo a domandarci se, tante volte, non sarebbe il caso di fare un dietrofront e di tornare a dedicarci alla terra, dalla quale tutto ha avuto inizio!!!!


This post has been viewed 2,091 times

REKLAMA

banner italiaamicamia.com

Leave a Reply

||Blog Aukcja charytatywna “Żeby Ewa żyła w Raju” ||english Murder in Cairo ||Enogastronomia Crescioni Margherita ||finanza Tassazione in Polonia ||Francais Crescioni Margherita ||German Riva del Garda? Wunderschoene! ||MEDIA & WEB Ci lascia il maestro Ettore Scola ||medicina estetica e benessere Andare in bicicletta ? si grazie! ||Misteri Le interviste impossibili di Camilla de Candey: Cristoforo Colombo ||News Galeria Zbylut Krystyna ||po polsku Aukcja charytatywna “Żeby Ewa żyła w Raju” ||sagre italiane 10 curiosità che nessuno ti aveva mai detto su San Valentino ||SPORT Andare in bicicletta ? si grazie! ||spreaker Easy Biker! ||TopNews Aukcja charytatywna “Żeby Ewa żyła w Raju” ||Uncategorized Galeria Zbylut Krystyna ||Video Impariamo a cantare?