Polonia fine dello stato di diritto?

LINO BORTOLINI i di italia

Polonia : e’ gia’ guerra civile ?

 

La definizione storica di ‘guerra civile’, fa subito pensare a due fazioni contrapposte una contro l’altra in armi: Giulio Cesare contro Roma, la rivoluzione francese contro il Re, la Spagna di Franco contro i socialcomunisti, l’Italia di Badoglio contro Hitler.

Con l’avvento delle moderne democrazie la guerra civile armata e’ stata superata, abolita.

Di questi tempi, infatti, il cambiamento politico viene normalmente perseguito dalle opposizioni con le proteste di piazza ‘non violente’ che tendono a ribaltare non tanto il

governo, quanto il consenso popolare verso il partito al governo.

Ma quando, come sembra stia succedendo in Polonia, un partito politico manifesta la tendenza ad ampliare la propria posizione dominante attraverso l’acquisizione di organi istituzionali, le proteste di piazza, sia pure non violente, non sono piu’ solamente il sintomo di un disagio, non si possono piu’ definire eufemisticamente ‘premesse’ di una lotta per acquisire consenso, sono in realta’ gia’ l’inizio di una guerra civile.

Perche’ qui si tratta di stabilire dove puo’ arrivare l’uso legittimo della forza destinata a mantenere l’ordine e purtroppo di solito chi e’ al potere comincia con il limitare le manifestazioni pubbliche e con l’intensificare il controllo dell’informazione.

E’ evidente che le proposte del partito al governo, il PIS, sono foriere di imprevedibili sviluppi. Proviamo a capire le ragioni ed i rischi dei due contendenti.

Il PIS ha vinto le ultime elezioni politiche portando alla luce la corruzione dei precedenti governi. Ha avuto buon gioco anche nell’evidenziare che la corruzione di quei partiti aveva proliferato con la connivenza dell’apparato giudiziario, cioe’ dei tribunali.

Dunque il signor Kaczynski ha ragione nel voler imporre attraverso i suoi uomini una svolta di correttezza e serieta’ nei comportamenti sia dei politici che dei magistrati.

Ma una svolta, dopo le ultime elezioni c’e’ gia’ stata. Molti parlamentari non sono stati rieletti, alcuni giudici sono stati allontanati dal servizio o sono stati assegnati ad incarichi di minor importanza e prestigio.

Il signor Kaczyński vuole andare oltre.

La prima decisione, quella che ha fatto piu’ rumore sia in Polonia che in Europa, e’ stata quella di non ratificare l’elezione di due membri della Corte Costituzionale nominati quando il precedente governo, il PO era all’ultimo mese di governo. E’ emersa chiara l’idea di estrometterli perche’ non graditi. Questo pero’ checche’ se ne dica, implica automaticamente l’idea opposta di nominare al loro posto giudici vicini al PIS.

Accuse reciproche hanno paralizzato e screditato la Corte e la Polonia perche’ una Corte Costituzionale dovrebbe essere composta da giudici nominati solamente per competenza professionale e risaputa imparzialita’.

La secondo decisione del PIS e’ stata quella di nominare a capo della Procura Generale di Stato il ministro della Giustizia, con il risultato evidente di voler, se non assoggettare, almeno porre sotto controllo tutto l’apparato giudiziario del Paese.

Questo doppio incarico ad uno stesso ministro e’ inaccettabile per qualsiasi democrazia.

E’ considerato da molti giuristi un evidente attentato all’indipendenza della Magistratura.

La terza decisione che sta arroventando il clima polacco riguarda la riforma dei Tribunali.

Sembra che il PIS voglia imporre ai giudici maggiore serieta’ assoggettandoli al controllo politico.

Le suddette decisioni e proposte avanzate dal Presidente Kaczynski nascono da buona fede ? Che tutti i suoi uomini possano essere santi, giusti, competenti e lungimiranti, e’ utopico.

Indipendentemente dalle sue buone intenzioni e’ evidente il rischio che, con l’attuazione di queste riforme, fin dalle prossime elezioni la Polonia vada incontro ad una deriva autoritaria.

Qualcuno del PIS gia’ ride sotto i baffi, come un gatto che ha adocchiato il lardo, pensando che non sara’ piu’ tanto facile scalzare lui ed il suo partito dal governo.

 

 

 

 

 

Qualcuno del PIS sicuramente ne ricavera’ dei vantaggi economici.

Per contro, qualche avversario del PIS perdera’ affari e posizioni economiche.

L’Europa, per esempio, avra’ motivo di stringere i cordoni della borsa verso un regime che si presentasse meno democratico e protezionista. Ha gia’ preso posizione.

Gli investitori stranieri potrebbero perdere sicurezza e fiducia.

Il partito e’ accusato di portare avanti uno strisciante colpo di stato, ma dentro lo stesso

partito non tutti sono d’accordo sulle scelte imposte dal capo.

Tra l’altro sanno che potrebbe incorrere, a breve, nell’accusa di attentato alla Costituzione.

La gerarchia ecclesistica lo ha promosso come conservatore, come uomo d’ordine, ma fra non molto la stessa gerarchia si accorgera’ che i suoi veri interessi stanno altrove perche’ volendo essere sinceri, se la libera pratica della religione e’ diventata oggi, in democrazia, la prima, irrinunciabile, liberta’ individuale, perche’ legarsi ad un solo partito politico ?

Nella Storia, un partito, per quanto dichiaratamente orientato alla protezione della fede cristiana, e’ stato, sempre e ovunque, un soggetto tra i piu’ instabili ed effimeri del mondo.

Se si sta verificando in Polonia un tentativo di assumere il potere a tempo indeterminato, allora, da questo contesto e da quel partito, la Chiesa prendera’ presto le distanze.

L’uomo che oggi si sente forte, potrebbe a breve rimanere solo.

 

LINO BORTOLINI

 

 

 

 

 

 


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