Puffilandia era a Milano

Beatrice Mogetta

Quante vite ci vorrebbero per scoprire tutti gli angoli straordinariamente strabilianti di questa nostra Italia? A chi come me ha una insanabile curiosità, capita spessissimo di rimanere allibiti e meravigliati per posti di cui non avevamo mai sentito parlare. E allora capita anche che si venga sopraffatti da rabbia e frustrazione per l’indifferenza delle istituzioni, che senza nessuna volontà di proteggere e di valorizzare il nostro immenso patrimonio, permette che il nostro meraviglioso Paese sprofondi sempre di più in una crisi sempre più nera. E non mi riferisco solo alle difficoltà economiche in cui la maggior parte degli italiani versano, ma anche alla crisi dei valori, quella che ci rende ciechi di fronte alla bellezza, alla genialità, all’arte, alla storia. Questa negazione di tutto ciò che permea la nostra Italia, comincia dalla scuola, purtroppo! Dove insegnanti sempre più demotivati non riescono a far conoscere, apprezzare, capire e amare quella che è la nostra grande ricchezza, e ormai con rassegnata inerzia, cercano solo di tenere a bada, per qualche ora al giorno, classi di ragazzini, ai quali nessuno è riuscito ad inculcare nessun tipo di comportamento civile.

Eppure qualcuno un giorno ha detto che “La belleza salverà il mondo” (Fiodor Dostojewski). E il nostro piccolo grande mondo italico, converrete con me, avrebbe sicuramente più opportunità di tanti altri.

Tutto questo sproloquio, questa volta, in realtà, è la conseguenza di una piccola scoperta, per niente importante, per niente preziosa, forse anche per niente artistica, ma tanto, tanto curiosa e carina.google-maps-funghetti

Allontanandosi dal centro storico di quella Milano che solo chi non riesce a vedere più in là del proprio naso, definisce grigia, o brutta, o fredda, ci si deve dirigere verso il “Villaggio dei Giornalisti”, un quartiere voluto all’inizio del ‘900 da una cooperativa di avvocati, scrittori, imprenditori e ovviamente giornalisti. Ci si arriva sia con la metro, che con tram e bus, e benchè ormai non ci vivano più tanti giornalisti, rimane sempre un quartiere decente, soprattutto paragonato allo squallore della periferia, che è squallida come ogni altra periferia. A fianco del Villaggio troverete il luogo improbabile di cui vi voglio parlare. In una strada percorsa solo dai residenti, ci sono delle “case igloo”.casa Certo non sono fatte di neve, ma di semplicissimi mattoni, ciò non toglie, però, che trovandocisi in mezzo si ha una sorta di disorientamento. E sono anche abitati, per giunta! La strada che li fiancheggia si chiama Via Lepanto, ed è un po’ difficile da individuare senza una mappa. Vengo a sapere che le casette, in principio erano 12 e che oggi ne sono rimaste solo 8. Il progetto del 1946, lo si deve all’architetto Mario Cavallè che prese l’ispirazione da qualcosa che aveva visto in America. Il suo intento era quello di ricordare la forma delle zucche; la pianta delle casette è naturalmente circolare, il diametro e di circa di 7 metri e mezzo e all’interno la superficie è di 50 metri quadrati, più o menoPIANTA CASA ZUCCA. Sono su due livelli di cui uno seminterrato. Facevano parte del tenero agglomerato delle altre costruzioni a forma di fungo, con il gambo e la cappella a pois. Purtroppo ora non ci sono più, demolite, sic! per far spazio ad altre costruzioni più funzionali, proprio dal figlio dell’architetto Cavallè. Per fortuna esistono delle foto d’epoca che ne testimoniano l’esistenza, perchè sarebbe difficile credere che possa esserci stata davvero Puffilandia.fungo fungoo

Secondo voi, non varrebbe la pena di far conoscere questo simpatico quartiere?


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