Roma e il suo Fiume. Separati in casa?

Beatrice Mogetta

Da sempre i primi insediamenti urbani sono nati a preferibilmente a ridosso di corsi d’acqua. Molte grandi città sono attraversate da un fiume, che ne ha influenzato il profilo architettonico, l’economia e la cultura. Roma non fa eccezione, ovviamente. Il suo rapporto con il suo fiume inizia in epoca leggendaria, quando i due gemelli, Romolo e Remo, in una cesta, vennero affidati al fiume. Che il luogo scelto per la nascita di Roma fosse dipeso dalla opportunità di una specifica collocazione geografica, è confermato in modo esauriente dalle parole di Tito Livio, storico romano del 59 a.C., autore di una monumentale storia di Roma, che scrive: “Non senza motivo gli dei e gli uomini scelsero questo luogo per fondare la Città: colli oltremodo salubri, un fiume comodo attraverso il quale trasportare i prodotti dell’interno e ricevere i rifornimenti marittimi; un luogo vicino al mare quanto basta per sfruttarne le opportunità ma non esposto ai pericoli delle flotte straniere per l’eccessiva vicinanza al centro dell’Italia, adattissimo per l’incremento della città; la stessa grandezza di quest’ultima ne è la prova”.aaaaaaaaroma antica 2

Pare perfino che il nome originario del Tevere, “Rumon” o “Rumen”, abbia determinato il nome della città: la “Città sul fiume”.

Il rapporto di Roma col suo fiume è stato sempre strettissimo. Il Tevere è stato sempre un fiume dinamico e generoso. Quanti di noi sanno, per esempio, che, fino a duecento anni fa, l’acqua del fiume era potabile? Innumerevoli mestieri si svolgevano intorno al Tevere, e un esercito di persone, tutti i giorni svolgevano le loro attività a ridosso o nel fiume: dagli “acquaroli”, che portavano l’acqua e che fin dal Medioevo erano riuniti in una delle prime associazioni di categoria, ai “barcaroli” che trasportavano la gente da una riva all’altra, dai “molinari” che lavoravano nei mulini ad acqua dell’isola Tiberina, ai “famòle” che costruivano le mole di pietra per macinare il grano. I carpentieri e i falegnami che costruivano le barche erano numerosi, così come i pescatori e di conseguenza i pescivendoli, ai quali il fiume regalava pesce in quantità, compresi i pregiati storioni.aaaaaaaaroma antica

E poi, non si contavano concerie di pellami, tintorie e laboratori che producevano stoffe di lana.

Roma era una città industriosa e fiorente e era il fiume a trasportare al mare le mercanzie che vi venivano prodotte: abiti di tutti i generi, calzature, macchine agricole e i cesti di vimini rinomati e famosi. Ovviamente il Tevere serviva anche all’inverso, ossia a portare a Roma le merci che arrivavano da posti lontani. Sorsero così i vari porti sul fiume, che ora sono solo un ricordo come quello di Ripetta , di Ripa Grande e Leonino che furono poi demoliti.aaaaaaaaaporto

E si, perchè il Tevere, a volte, ha avuto anche risvolti drammatici, quando le sue innumerevoli piene portavano danni e distruzioni, seguite inevitabilmente da epidemie di colera. Il fango era talmente maleodorante che per legge, i cittadini, erano tenuti ad ammassarlo al centro delle strade perchè si potesse, poi, facilmente rimuoverlo.aaaaaainosdazione

Nella seconda metà dell’800, si iniziarono i lavori, che durarono una cinquantina d’anni, per mettere in sicurezza la città da queste catastrofi periodiche. Si costruirono così degli altissimi muraglioni, avvalendosi di un progetto idraulico senza precedenti. Il sistema funzionò, l’incubo finì, ma Roma aveva perso la sua anima. Il fiume ingabbiato non fu più dispensatore di morte e devastazioni ma neanche di attività produttive. Il legame ancestrale si interruppe: la Città ed il Fiume da allora, quindi, vivono estranei l’uno all’altra? Non proprio, per fortuna. Dove finisce la realtà iniziano i sogni, i sentimenti, la poesia. E allora ci accorgiamo che il Tevere continua ad essere testimone delle vicende degli uomini, che i suoi Lungotevere, sono le vie più romantiche dove passeggiare con il proprio amore, (là, sotto l’arberi de Lungotevere, le coppie fileno, li baci scrocchieno),aaaaaalungotevere che Lui continua ad essere il protagonista di appassionate serenate (Lungotevere dorme, mentre il fiume cammina….suona suona mia chitarra), che “vatte a buttà a Tevere” è ricorrente per mandare al diavolo qualcuno (M’hai fatto un braccialetto per regalo….sto braccialetto legatelo ar collo e attaccace na palla de cannone….e buttate ar fiume ma da Ponte Mollo).

Ho citato alcune vecchie canzoni, anche se quella più famosa, anche a livello internazionale, è “Er barcarolo romano”, che tanto vecchia non è, perchè è stata scritta nel 1928, ma che con la tragica storia di Ninetta, suicida per amore, dopo che il suo barcarolo l’aveva lasciata, è ormai nel cuore di tutti, ma soprattutto delle donne romane che nell’intimo si chiamano tutte Nina, nome che è un insieme di tanti significati, primo fra tutti l’affettuoso Ni’: “che c’hai Ni’?” , “come te senti Ni’?”, “dimme Ni’!”.

Un ultimo aspetto di questo fiume che ha avuto una connotazione, a volte così umana, sono i ponti, Prima del 1800 si poteva attraversare il fiume solo da Ponte Sant’Angelo, Ponte Sisto, dai due dell’Isola Tiberina, dal Ponte Senatorio (che dopo il crollo del 1598 per i romani si chiamò Ponte Rotto) e dal Ponte Milvio.

In epoca recente si è investito molto sulla realizzazione di nuovi ponti, tanto che ne sono stati costruiti ben 24, alcuni anche ultra moderni, che hanno fatto molto discutere.aaaaaaaponte moderno

Da alcuni anni è stato ripristinato un servizio di traghetti che consente di vivere il Tevere da una prospettiva un po’ dimenticata. Così come, oggi è possibile fare una passeggiata sulla riva destra, che opportunamente ripulita, è ora una pista ciclabile. Si possono così tornare ad ammirare dei piccoli angoli che dall’alto sono nascosti.

…E lungo il Tevere che andava lento lento…. il resto mettetecelo voi, in base alle sensazioni che ne avrete…..Claudio Baglioni non si risentirà!


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