Se pensate che il Carnevale sia una festa divertente, non siete mai stati in Sardegna

Camilla de Candey

Il Carnevale, con i suoi colori e gli schiamazzi, è in generale una festa dell’allegria. Le maschere, i carri allegorici nelle loro sfilate variopinte danno l’impressione di poter acchiappare l’allegria e di far andare la fantasia in modo libero e sfrenato.

In Italia ogni regione, ogni città e perfino ogni piccolo paese lo ha arricchito di sfumature molto diverse, anche se la matrice dovrebbe essere comune. Si pensa che il termine Carnevale derivi dal latino “carnem levare”, come si diceva nel Medioevo riferendosi alla Quaresima dove ci si doveva astenere dal mangiare la carne. Ma questa festa caratterizzata da un così sfrenato godimento, ha origini molto più remote, si va dai riti propiziatori per la fecondità della terra, visti come antidoto alla paura della morte, al culto antichissimo del dio Dionisio. Ormai però quasi nessuno collega il Carnevale con questi culti ancestrali. Ho detto “quasi nessuno” perchè in realtà c’e un luogo in Italia dove questa festa segue dei riti antichi, inquietanti e misteriosissimi: la stupenda Sardegna.

Sicuramente al centro del Carnevale sardo c’è la figura mitologica del dio Dionisio, il dio che visse due volte, colui che fu generato da una delle tante scappatelle di Zeus (questa volta trasformato in serpente si unì alla figlia, la mise incinta, e ella generò Dionisio che Era, la moglie ufficiale del Padre degli dei, punì con la pazzia. E allora in tante località sarde assistiamo a cortei, orridi e grotteschi, di streghe, pazzi, guardiani e vitttime, temibili storpi, uomini che si celano dietro maschere dal ghigno satanico e disperato, e altri coperti di pelli e con copricapi dalle sembianze animelesche. Niente di allegro in questi riti arcaici. Anche il nome “Carrasecare” ha una connotazione tragica e luttuosa: carre ‘e segare significa letteralmente “carne viva da smembrare”.

Lo scrittore Salvatore Cambosu, nel suo bel romanzo “Miele Amari” scrive: “Se vuoi un Carnevale che non ce n’è un’altro su tutta la terra, vattene a Mamoiada, che lo inaugura il giorno di Sant’Antonio: vedrai l’armento con maschere di legno, l’armento muto e prigioniero, i vecchi vinti, i giovani vincitori: un Carnevale triste, un Carnevale delle Ceneri, storia nostra di ogni giorno, gioia condita con un po’ di fiele e aceto, miele amaro”.

E’ soprattutto nella Barbagia che assistiamo a questo genere di riti carnevaleschi. Un piccolo viaggio virtuale partirebbe da Mamoiada in provincia di Nuoro (appunto) dove i cortei dei Mammuthones, con le loro maschere spettrali, ed i loro guardiani, gli Issohadores, con le loro lunghe fruste, offrono uno spettacolo terrorizzante. Ad Orotelli, invece, troviamo i Thurpos (gli storpi), coperti di pastrani di orbace (un ruvido tessuto che viene prodotto in Sardegna dalla notte dei tempi), che agguantano alcuni malcapitati e li costringono ad offrire grappa e vino a fiumi.

A Lula ci si accorge che non c’è limite all’orrido: troviamo qui infatti il Battileddu (la vittima): è vestito di pelli di pecora, ha il volto sporco di sangue e fuliggine, porta un copricapo con corna caprine, o bovine, tra le quali è sistemato uno stomaco di di capra. Sul collo ha dei pesanti campanacci e sotto, nascoto da essi, uno stomaco di bue pieno di sangue che ogni tanto viene bucato per bagnare la terra e per fertilizzare i campi. (E’ facile andare col pensiero ai sacifici di animali). Ad Ottana, troviamo l’unico personaggio femminile (che comunque è sempre impersonato da uomini travestiti): Sa Filonzana, una vecchia zoppa e curva che con una maschera sul volto cammina tenendo in mano il fuso, la conocchia e le forbici portatrici di morte. Sempre alla morte ci si riferisce a Ovodda: un fantoccio che rappresenta l’odiato don Conte, viene trasportato su un carretto, giustiziato, messo al rogo e gettato da una rupe tra le urla di giubilo degli spettatori. Un rito che ricorda moltissimo il “geronticidio”, crudelissima usanza del periodo neolitico dove i padri, ormai vecchi, depo essere stati bastonati, venivano gettati dai figli da una rupe tra il divertimento degli assassini.

Per trovare qualcosa di più allegro, dobbiamo trasferirci più a Sud: a Oristano si svolgono spericolate giostre equestri, di matrice medievale, colorate e spettacolari. Sempre con i cavalli è il Carnevale di Santu Lussurgiu, dove decine di cavalieri, con la faccia dipinta, si sfidano in corse mozzafiato, attraverso le tortuose stradine del centro storico. La folla è protagonista in quanto si sposta per aprire un varco, solo un attimo prima che la furia dei cavalli la travolga.

Diverso ancora una volta è il “Carrasecare” di Bosa. Qui si assiste, finalmente, ad una festa allegra e scanzonata, ma il martedì grasso, ci si rifà di nuovo al mito di Dionisio, simboleggiato questa volta, da un bambolotto (a cui mancano parti del corpo) che è in agonia e viene pianto in modo isterico dalle Attittadoras (le donne che ai funerali vengono ingaggiate per piangere e cantare la vita del

defunto) . Dopo il tramonto, via le vesti nere del lutto, ci si veste tutti di bianco e con una lanterna in mano si cerca il bambolotto.

A Seneghe finalmente si balla in piazza al suono delle fisarmoniche.

Strabiliante paese l’Italia!!!!!


This post has been viewed 1,838 times

REKLAMA

banner italiaamicamia.com

Leave a Reply

||Blog Aukcja charytatywna “Żeby Ewa żyła w Raju” ||english Murder in Cairo ||Enogastronomia Crescioni Margherita ||finanza Tassazione in Polonia ||Francais Crescioni Margherita ||German Riva del Garda? Wunderschoene! ||MEDIA & WEB Ci lascia il maestro Ettore Scola ||medicina estetica e benessere Andare in bicicletta ? si grazie! ||Misteri Le interviste impossibili di Camilla de Candey: Cristoforo Colombo ||News Galeria Zbylut Krystyna ||po polsku Aukcja charytatywna “Żeby Ewa żyła w Raju” ||sagre italiane 10 curiosità che nessuno ti aveva mai detto su San Valentino ||SPORT Andare in bicicletta ? si grazie! ||spreaker Easy Biker! ||TopNews Aukcja charytatywna “Żeby Ewa żyła w Raju” ||Uncategorized Galeria Zbylut Krystyna ||Video Impariamo a cantare?