Un pianoforte per migliorare le nostre vite frenetiche

Beatrice Mogetta

La Musica, diceva Aristotele, già nel IV secolo a.C., non va praticata per un unico tipo di beneficio che da essa può derivare, ma per usi molteplici, poiché può servire per l’educazione, per procurare la catarsi e in terzo luogo per la ricreazione, il sollievo e il riposo dallo sforzo.

La cosa di cui vi voglio parlare oggi, parla appunto di musica.

Bisogna partire dal 2008, quando un artista britannico, Luke Jerram, a Birmingham, ha l’idea di posizionare dei pianoforti in luoghi pubblici, accessibili a tutti, dove le persone sono invitate a suonarlo da un cartello sullo strumento in cui è scritto: “Play me, I’m Yours” (Suonami, sono tuo).aaaaluke siii

Da allora l’iniziativa è stata riproposta in 45 città di tutto il mondo, e sono più di 1.300 i pianoforti

piazzati in stazioni ferroviarie, parchi pubblici, piazze, strade, e addirittura alla fermata di autobus.

In Italia il primo lo si è posizionato alla stazione Santa Lucia di Venezia, poi a Roma, alla stazione Tiburtina, a Milano e da febbraio anche a Torino a Porta Nuova.aaaaportab

Inutile dire quanto la cosa sia piacevole e di successo. C’è sempre qualcuno che suona gli strumenti e c’è sempre una piccola platea di spettatori attenti e rapiti che nel convulso via vai delle stazioni ha ritenuto di potersi ritagliare un momento di pausa, un attimo rilassante e rigenerante, prima di ripartire.aaaaartisti stazioni

La cosa incredibile è che è bastato un pianoforte perchè un ambiente come quello delle stazioni ferroviarie, a volte degradato dalla presenza di un’umanità che rappresenta il sottobosco della nostra società, come i barboni, che vi si rifugiano in cerca di calore e sicurezza, o come tanti altri diseredati che a migliaia vi gravitano, sembri un po’ ripulito. E quei “clochard” , di solito invisibili, quando ce li troviamo vicini ad ascoltare la musica, e ci vediamo costretti a prendere coscienza della loro esistenza, non ci sembreranno più tanto diversi da noi. E guardate che è già molto!

Chissà se si è ricorsi a degli studi di “psicologia ambientale”per spiegare l’atteggiamento delle persone che arrivano trafelate e che sentendo la musica rallentano come a dire “mi fermo un attimo…e che sarà mai?!?!” Questo ramo della psicologia esamina la percezione che un individuo ha dell’ambiente che lo circonda, di come questo ambiente sia in grado di recargli serenità e appagamento. Pensiamo a che percezione abbiamo noi di una stazione ferroviaria: un luogo di passaggio, dove la fretta fa da padrona insieme alle sensazioni fugaci delle partenze e dei ritorni, dove la rassegnazione è costretta e prendere il posto dell’irritazione per i ritardi e le lunghe attese.aaaastazione

Una musica, spesso evocativa come solo la musica può essere, cambia volto all’ambiente. Gli dona una connotazione rilassante, come se avesse il potere di rendere il tempo più fluido, e la nostra attenzione si focalizza sugli artisti, sugli spettatori e sulle note e non più sulla nostra ansia.aaaamusicoterapia

Senza contare che secondo la musicoterapia, gli strumenti a tastiera producono un suono che è insieme ritmo, melodia e armonia, e attraverso la cassa di risonanza emettono onde vibratorie che sono le stesse che emette il nostro corpo umano. Sarebbe questo il motivo per il quale un pianoforte ci provoca molte più senzazioni di qualsiasi altro strumento musicale. Onore al merito di Luke Jerram.aaaaluke


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