Una notte di mezza estate: stelle e pensieri cadenti

Beatrice Mogetta

La notte di san Lorenzo. La notte delle stelle cadenti, dei desideri, delle speranze.

E’ strano come questo appuntamento mantenga il suo fascino e la sua magia, anche ora che sappiamo che le stelle cadenti non sono stelle, che non sono neanche le lacrime che il povero San Lorenzo ha versato durante il suo crudele martirio,SAN-LORENZO ma sono solo frammenti minuscoli di polveri e di roccia che si lascia dietro la cometa Swift- Tuttle, la cui coda in questi giorni incrocia il nostro pianeta, e che a causa dell’attrito con la nostra atmosfera prendono fuoco e diventano visibili.

Sarà per l’abitudine ancestrale di dare ai fenomeni celesti un significato più o meno fausto, sarà perchè tutti abbiamo bisogno di sognare che un qualcosa di esterno a noi, di potente e di portentoso possa influenzare il nostro destino, ma stare con il naso per aria, nuvole permettendo, il dieci di agosto, a scrutare il cielo, è un impegno imperdibile per molti di noi.

Speranza e desiderio sono in genere diversi, ma quando coincidono il mondo diventa un posto speciale, scriveva Rino Gaetano (se ricordo bene).

Ho letto una tesi interessante che afferma che Sperare è indice di una forte preferenza verso qualcosa, e che possediamo il controllo di ciò che speriamo perchè di solito, questo, è soggetto alla parte cosciente dell’intelletto. Altra cosa sono i desideri, che sfuggono al controllo della mente, nascono nel cuore, vi muoiono anche, e spesso non sono per niente saggi. Schopenauer diceva che solo non provando più desideri si poteva raggiungere la serenità, senza perdere energie alla ricerca di una felicità effimera ed inutile, ma ammetteva che esaudure i nostri desideri o spegnerli con un azione della mente era difficile, se non impossibile, anche usando tutta la forza di volontà.

La vita ci porta spesso a coltivare speranze che poi si contrappongono ai nostri desideri: può accadere per esempio che alla fine di una storia d’amore, eroicamente speriamo che l’altro che abbiamo tanto amato, trovi altrove la sua felicità, nascondendo il desiderio che rimanga con noi, così come per i figli: al momento di spiccare il volo gli auguriamo di raggiungere tutti gli obiettivi ma dentro di noi vorremmo trattenerli con tutte le nostre forze

Diceva Talete. “La speranza è il solo bene che è comune a tutti gli uomini, e anche coloro che non hanno più nulla la possiedono ancora”, ed è fondamentale che sia così, perchè come ci insegna il mito del “Vaso di Pandora”, senza di essa non avremmo speranza di poter contrastare i mali del mondo. Vi ricordate la storia?pandora_by_igorsan Giove voleva punire gli uomini che erano diventati superbi e cattivi e fece forgiare a Vulcano una donna bellissima. Dopo averla dotata della scintilla della vita, le donò un vaso con l’ordine di non aprirlo per nessun motivo. Ovviamente la curiosità della bella Pandora prevalse e quando lo aprì ne uscirono tutti i vizi, i dolori, le malattie e le brutture, mille orrendi fantasmi che si propagarono nel mondo. In fondo al vaso, però, il padre degli dei aveva riposto la speranza, impersonificata da un bellissimo uccellino azzurro. Perchè Giove nella sua saggezza, aveva voluto si, punire gli uomini, ma aveva anche deciso di lasciar loro un’ultima cosa, una cosa che non abbandona mai nessuno, e che è sempre l’ultima a morire: la speranza per l’appunto.

Il problema è che purtroppo, come già faceva notare Aristotele,aristotele il concetto di speranza cambia con il mutare dell’età dell’uomo. Per i giovani la speranza è relativa all’avvenire, che loro immaginano lungo e alla mancanza di esperienze di vita deludenti, mentre per i vecchi, amareggiati dalle difficoltà della vita passata, e degli errori fatti, sperare è una cosa secondaria, rivolta solo alle necessità basilari della vita di tutti i giorni, perchè il futuro è una cosa che, aumentando la consapevolezza, fa paura.

Considerazioni di una notte di mezza estate……..


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